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Sala: non faccio la gara con Torino. La mia sfida è con le grandi capitali

Non vuole conflitti istituzionali. Ma un sassolino se lo toglie: «Lo dico senza arroganza, ma Milano non vuole competere con altre città italiane, quanto piuttosto con le grandi città europee». Il sindaco Giuseppe Sala risponde così al presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino che, commentando il passo indietro di Patrizia Asproni e le ultime mosse del primo cittadino torinese Chiara Appendino, si è lasciato scappare anche una battuta sul capoluogo lombardo: «Ha in dote un capitale di infrastrutture che la spinge a politiche molto aggressive». L’ultimo casus belli , ma sia chiaro che nessuno né qui né là parlerà mai di guerra, è la mostra di Manet: saltata a Torino, approderà a Milano. Il perché lo ha serenamente spiegato il presidente di Skira, Massimo Vitta Zelman lunedì sulle pagine del Corriere : «Perché sono cambiate tante cose». Torino tentennava, Milano è stata pronta, tutto lì.

Sala, che ha un buon rapporto personale con Chiamparino, non vuole pensare che la decisione presa nei giorni scorsi possa essere interpretata come uno sgarbo: «Milano non vuole fare l’acchiappatutto, ma è chiaro che siamo nella fortunata situazione che chi vuole fare eventi di qualità ci viene a cercare». Fra l’altro, proprio per non dare l’impressione di voler soffiare un evento ai vicini di casa, la mostra milanese avrà un respiro più ampio: partirà da Manet per proseguire con altri artisti che avevano raccontato nella sua stessa epoca la nascita della città moderna, Parigi.

Però, insomma, ci sono i precedenti. Il Salone del Libro anzitutto che dopo una delicata trattativa ha trovato casa anche all’ombra del Duomo. Sala si è tenuto alla larga dalla polemica che qualcuno aveva cercato di accendere. Di suo, ha sempre avuto una relazione molto forte con l’ex sindaco Piero Fassino, sintonia che si era rafforzata durante il periodo di Expo quando Fassino aveva sostenuto in prima linea la causa dell’evento anche come presidente dell’Anci. E poi Torino aveva organizzato molti eventi per il semestre, a partire dall’ostensione della Sindone, l’inaugurazione del Museo Egizio rinnovato, per non dire della rappresentanza del capoluogo piemontese che era stata presente nel cluster del cacao. A unire i due capoluoghi c’è anche il festival musicale MiTo, anche se l’ultima edizione ha lasciato intravedere che forse lo scambio di spettatori da una città all’altra c’è stato un po’ meno del previsto.

Ma, insomma: le cose su questo asse politico, economico e culturale hanno sempre funzionato. Torna in mente Vitta Zelman, che certo parlava solo di questioni strettamente espositive: «Sono cambiate tante cose». Che il principio valga anche per il ribaltone di maggioranza? Che l’arrivo dei CinqueStelle abbia reso difficili (e un filo inasprito) i rapporti? Sala taglia corto: «Torino rimane per Milano la città con cui ha più senso attuare programmi comuni». Staremo a vedere.

Elisabetta Soglio

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