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Saipem, via al maxi-riassetto: sì all’aumento da 3,5 miliardi

Saipem procede lungo il percorso di rafforzamento patrimoniale che favorirà il posizionamento strategico dell’azienda e le consentirà di conseguire l’indipendenza finanziaria rispetto all’Eni. Così, dopo il via libera del cda, arrivato a fine ottobre, alla maxi-manovra da oltre 8 miliardi, accompagnata da un aggiornamento del business plan, ieri è stata l’assemblea straordinaria dei soci ad apporre il proprio timbro su uno dei due pilastri del piano annunciato nelle scorse settimane a Londra: l’aumento di capitale da 3,5 miliardi di euro che, insieme a una consistente fetta del nuovo finanziamento da 4,7 miliardi assicurato da un pool di banche, permetterà alla società guidata da Stefano Cao di tagliare definitivamente il cordone ombelicale che la legava all’Eni, attraverso il rimborso integrale dei debiti vantati dall’ormai ex controllante. «È un fatto fondamentale – ha commentato il numero uno Stefano Cao a valle del disco verde dell’assemblea -, la premessa per la nuova Saipem, come indica il nuovo logo», che, come si ricorderà, ha sancito di fatto l’addio definitivo al Cane a sei zampe.
Continua pagina 37 Celestina DominelliContinua da pagina 35 Il copione dell’assise di ieri non ha comunque registrato sorprese e l’iniezione di risorse – collegata, come il resto della manovra, all’annunciata cessione del 12,5% della società al Fondo Strategico Italiano di Cdp – è passata a larghissima maggioranza con il 99,6% dei sì. Oltre al voto favorevole di Eni, si è espressa per la ricapitalizzazione anche il resto della compagine azionaria rilevante: Bank of China (2,03%) e, soprattutto, il fondo americano Dodge & Cox che, attualmente, ha in portafoglio il 12,22% di?Saipem. Se questa volontà si tradurrà poi in un impegno concreto nell’aumento di capitale, è ancora presto per dirlo. Ma certo, come ha fatto giustamente osservare il presidente Paolo Andrea Colombo, «questo è un segnale importante sarebbe contraddittorio se poi non partecipassero all’operazione visto che hanno condiviso la proposta. Abbiamo avuto contatti con loro così come con gli altri azionisti approfondendo i temi del piano strategico. Hanno tutte le informazioni necessarie per prendere una decisione».
Il presidente ha poi rammentato la ratio che ha accompagnato la maxi-manovra: grazie alla ricapitalizzazione, «Saipem può riequilibrare il rapporto tra capitale proprio e capitale di debito e aumentare la propria indipendenda da Eni», che, allo stato attuale “copre” il 93% dell’indebitamento finanziario lordo della società. Quest’ultimo, sottolinea la relazione illustrativa del cda per l’assemblea, è stimato in circa 6,9 miliardi di euro per fine anno, che diverranno 6,7 miliardi di euro alla data dell’erogazione delle nuove linee di finanziamento assicurate dalle banche.
Quando il piano avrà tagliato il traguardo, i benefici, come hanno ricordato ieri sia Cao che Colombo, saranno molteplici: la società riuscirà infatti a ridurre il suo leverage – i numeri diffusi a Londra indicavano una discesa all’1,7x sull’Ebitda del 2015, rispetto all’attuale 4,6x, maggiormente in linea con quello dei principali competitor – migliorando la sua flessibilità finanziaria e consolidando la sua posizione sul mercato, e si assicurerà altresì l’autonomia finanziaria da Eni, con una diversificazione delle fonti tramite il sistema bancario e il mercato dei capitali.?Vale forse la pena ricordare, infatti, che una parte del finanziamento bancario servirà sì, con la ricapitalizzazione, a rimborsare il debito netto infragruppo (6,1 miliardi di euro) attraverso il prestito ponte da 1,6 miliardi di euro a 18 mesi (prorogabili di altri 6) e una linea “term facility” da 1,6 miliardi di euro a 5 anni, mentre l’ultimo pezzo, cioè la “revolving facility” da 1,5 miliardi a 5 anni, garantirà alla società la liquidità necessaria per poter affrontare le sfide del settore.
E, rispetto al futuro, Cao è poi tornato sul tema delle cessioni. «Sono pianificate nell’arco di piano di quattro anni, poi quello che sarà possibile anticipare lo faremo». «Dobbiamo -gli ha fatto eco Colombo – vendere bene». Quanto alle voci, rimbalzate soprattutto sulla stampa locale, di una possibile cessione del cantiere sardo di Arbatax, «fa parte delle radici storiche e strutturali delle attività della Saipem», ha precisato Cao, ma «risente, come tutta l’azienda, delle condizioni del mercato, e non c’è una visibilità ottimale dei futuri carichi di lavoro. Seguiamo con grande attenzione la situazione – ha chiosato – sulla quale oggi è difficile esprimersi».

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