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Saipem si distacca dalla casa madre Eni al fondo Fsi il 15%

I consigli di amministrazione sono convocati per il pomeriggio: Eni, Fondo strategico, Saipem. I loghi della nuova Saipem “indipendente” – una S su campo blu, senza più il Cane a sei zampe nè i colori sociali di San Donato anche. Tra Milano e Londra, andrà in scena dopo 58 anni la separazione tra Eni e il suo braccio contrattista: ognuno per la sua strada, anche se nei prossimi mesi ci sarà uno stadio intermedio in cui il nuovo azionista forte della società di perforazione e costruzioni sarà il fondo che fa capo alla Cassa depositi, con un investimento stimato di circa 1.070 milioni. Così vuole l’ad dell’Eni Claudio Descalzi, che fin dal luglio 2014, a due mesi dall’insediamento, dichiarò di voler «valorizzare » il suo 43% di Saipem, per concentrare le munizioni dell’Eni sulla ristrutturazione in atto nella stessa casa madre (il crollo dei prezzi del greggio mette alla prova la redditività di entrambe le aziende).
Le riunioni dovrebbero essere tutte in sincrono, per non far circolare informazioni sensibili e dunque pericolose. Nel Nord Italia Eni opterà per la cessione al Fsi di circa un 15% – così si stima sul mercato- della controllata nata nel 1957 per occuparsi dei contratti del gruppo di Enrico Mattei, e diventata una società ingegneristica tra le più rinomate al mondo (malgrado i guai degli anni scorsi). Il prezzo non dovrebbe discostarsi troppo da quello della Borsa, quindi circa 550 milioni. Tuttavia il fondo guidato da Maurizio Tamagnini sborserà di più, perchè darà la sua disponibilità a seguire per la quota di futura competenza l’aumento da circa 3,5 miliardi – tanto da tenere un rating “investment” ai futuri bond con la S – su cui Saipem, sempre oggi, incardinerà il piano strategico per riequilibrare la posizione finanziaria e stare sul mercato in modo autonomo con i suoi 5 miliardi di debito (finora erogati dall’Eni). A Londra, appunto, il cda Saipem esaminerà l’aggiornamento delle linee strategiche messo a punto dall’ad Stefano Cao e dal presidente Paolo Colombo, che allineerà la leva finanziaria dell’azienda di commesse a quelle delle rivali – oggi siamo al doppio – e inizierà il percorso di sganciamento del debito dall’Eni, con un rifinanziamento da 4,5 miliardi operato dal gruppo di banche che garantisce anche la ricapitalizzazione. In seguito, circa 2 miliardi in bond dovrebbero sostituire le linee di credito.
Domattina, a Londra, Cao illustrerà il piano e le novità alla comunità finanziaria. Sia il debito che il capitale da immettere sul mercato dovrebbero venire emessi la prossima primavera. Lo schema per deconsolidare i 5 miliardi di debito di Saipem, però, è in rifinitura già ora come ha detto giovedì scorso il presidente della Consob, Giuseppe Vegas: «Abbiamo ricevuto pezzi di quesiti, stiamo sul pezzo, Eni e Saipem vogliono separarsi in tempi molto rapidi».
Sempre ieri, l’ex rappresentante di Saipem in Brasile, Joao Antonio Bernardi, è stato scarcerato dopo un accordo di “delazione premiata”, che riduce la sua pena previa confessione del crimine e collaborazione coi magistrati. Bernardi fu arrestato a giugno per il caso delle tangenti Petrobras, lo stesso per cui la procura di Milano indaga Saipem e Techint per presunta corruzione.
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