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Saipem, la Consob stringe i tempi

«Stiamo indagando e in tempi rapidi arriveremo a una conclusione». Sta stringendo i tempi la Consob sulla vicenda Saipem. A indicare tempi rapidi negli accertamenti sull’andamento del titolo Saipem, legato all’annuncio del profit warning, è stato lo stesso presidente della commissione nazionale per le società e la Borsa, Giuseppe Vegas.
I riflettori sono puntati su un grande investitore istituzionale che, attraverso la banca d’affari Bofa Merrill Lynch, ha liquidato un grosso pacchetto di azioni (pari a 2,3% del capitale) appena 24 ore prima dell’allarme utili che ha portato al crollo borsistico di Saipem. Resta da capire se qualche investitore abbia ricevuto o meno informazioni privilegiate prima dell’annuncio pubblico al mercato. Possibile indiziato per l’operazione sarebbe il fondo americano Blackrock.
Nel frattempo i vertici di Saipem stanno proseguendo la due giorni a Londra di incontri con gli investitori sui risultati 2012 e sull’outlook per il 2013. La controllata di Eni ha già annunciato i risultati del 2012 la scorsa settimana con una conference call con gli analisti.
I riflettori sono ancora puntati sull’allarme profitti di fine gennaio lanciato dai nuovi vertici del gruppo sugli utili 2012 e 2013: un profit warning che ha portato il titolo a perdere un terzo del suo valore in Borsa.
Ora gli occhi del mercato sono puntati sulle strategie future di Saipem. Così alcuni analisti cominciano a prefigurare alcuni possibili scenari. La suggestione che avanzano i ricercatori di Mediobanca sarebbe un aumento di capitale da 3 miliardi di euro.
Il report (dal titolo «due problemi, una soluzione: aumento di capitale») fa un’analisi sui nodi che Eni ha da sciogliere con la controllata: cioè da una parte, il desiderio del colosso dell’energia di allentare i rapporti con Saipem manifestato nelle ultime settimane dall’amministratore delegato Paolo Scaroni e, dall’altra, il debito da 4,3 miliardi della società controllata dal cane a sei zampe.
Una ricapitalizzazione a cui non partecipi Eni potrebbe rappresentare una soluzione per entrambe le questioni. «Il recente profit warning sugli utili 2013 lanciato da Saipem – spiegano gli analisti di Mediobanca – e la mancanza di visibilità sui nuovi grandi contratti, che sono la chiave per un recupero della profittabilità di lungo periodo, hanno ulteriormente posto l’attenzione sul debito».
Gli analisti proseguono e affermano che la società aveva un indebitamento di 4,3 miliardi a fine 2012 e la cifra «dovrebbe restare stabile anche quest’anno con profitti operativi nell’ordine di 750-780 milioni».
Per gli analisti di Mediobanca «un aumento di capitale nell’ordine di 3 miliardi di euro (non sottoscritto da Eni) risolverebbe non solo il tema del debito di Saipem, ma consentirebbe anche a Eni di diluire la sua quota in Saipem dal 42,93% attuale a circa il 30%, vale a dire la soglia per deconsolidare Saipem».

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