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Saipem crollata da 40 a 13 euro

Il prezzo delle azioni Saipem è crollato, in pochi mesi, da quasi 40 a 13 euro; equivalenti, in termini di capitalizzazione totale, a un crollo da circa 15 a 5 miliardi di euro. Saipem ha dunque perso i due terzi del suo valore di borsa e contribuito a fare perdere quasi il 20% ai titoli della controllante Eni (da 19 a meno di 16 euro per azione).

Ma possono davvero tanto i profit warning, seppure gravi e ripetuti a pochi mesi di distanza? Il valore di Saipem è davvero cambiato in modo così drastico sotto il profilo strategico? E se non è così, su quali metriche e su quale orizzonte temporale si dovrebbe ragionare?

Certo, non ci sono dubbi sul fatto che i problemi di governance emersi in Algeria e quelli su importanti contratti in America abbiano effetti economici reali rilevanti; e che applicando i normali criteri di valutazione a risultati previsti in grave peggioramento, emergano stime impietose sui prezzi di borsa. In più, se gli investitori vedono situazioni di controllo inadeguato e altre incertezze, forzano le vendite, accentuano ulteriormente il calo.

Nessuno può dire con precisione quali siano gli effetti economici dei danni alla reputazione aziendale. Almeno fino a prova contraria, il mercato ha sempre ragione. Ma una crisi legata a eventi specifici, per quanto seri, distrugge davvero il valore di un’azienda in modo strutturale e definitivo?

Tre anni fa c’è stato il caso eclatante della BP-British Petroleum, coinvolta nel grave incidente della piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico.

Il prezzo in borsa crollò e i risarcimenti richiesti sono stati enormi. Ma la capacità industriale e la posizione di mercato di BP, e quindi la sua capacità di produrre utili, sono rimaste. E i cali dei prezzi di borsa sono stati riassorbiti.

Varrà lo stesso per Saipem, i cui problemi non sono certo paragonabili a quelli di BP? L’impressione è che capacità e valenza strategica del general contractor italiano non siano intaccate più di tanto dalle vicende di questi mesi.

Ai clienti globali che realizzano grandi infrastrutture per l’energia servono partner con provate competenze per affrontare nuove e impegnative sfide. E cosa più importante di tutte, non manca il mercato. È di questi giorni, ad esempio, la notizia del contratto pluriennale da 270 miliardi di dollari di forniture di gas e petrolio dalla Russia alla Cina.

Per rendere operativi questi accordi servono enormi lavori in infrastrutture, che pochi operatori al mondo, e Saipem è tra questi, sono in grado di realizzare. Con queste prospettive, i cinesi sarebbero felici di comprarsi da Eni un leader tecnologico come Saipem.

A quale prezzo? Nessuno lo sa, ma è certo che il mercato reagirebbe all’opposto di quanto fatto nei giorni scorsi.

Eppure, la Saipem in quanto tale, sarebbe sempre la stessa.

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