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Saipem, banche al lavoro sull’aumento

Banche d’affari al lavoro sul riassetto finanziario di Saipem. Il dossier è tornato caldo da quando si è ripreso a parlare del rifinanziamento del debito della società di ingegneria petrolifera, dopo l’arrivo del nuovo vertice nel maggio scorso. Proprio un mese fa, con l’inizio dell’era di Stefano Cao al timone di Saipem, è iniziato il pressing delle banche d’affari.
Così in questi giorni, secondo indiscrezioni, diverse ipotesi sarebbero state proposte all’azionista Eni e al management di Saipem. Sul tavolo ci sarebbe un’iniezione di cassa robusta, che sarebbe importante per portare a termine con successo il rifinanziamento del debito (circa 4,6 netti e 6 miliardi lordi a fine 2014) che è in capo al gruppo di ingegneria petrolifera: operazione propedeutica al deconsolidamento della partecipazione di Eni (il 42,93%). Si tratterebbe di un’attività delle banche d’affari che, in gergo tecnico, viene definita «pitch».
Resta da capire quale sarà la decisione di Eni e di Saipem sul tema del riassetto finanziario. Se accetteranno le ipotesi studiate dalle banche (e in quali tempi) oppure se per ora preferiranno temporeggiare in modo da valorizzare meglio la controllata.
Proprio Eni e Saipem, contattate dal Sole 24 Ore, hanno risposto con un «no comment» sul ritorno delle indiscrezioni su un aumento di capitale per la società di ingneria petrolifera.
Secondo le anticipazioni riportate dal servizio di intelligence Dealreporter qualche giorno fa, l’aumento di capitale potrebbe essere nell’ordine dei 2-2,5 miliardi di euro.
Tuttavia altre fonti indicano che l’iniezione di nuove risorse potrebbe essere inferiore e nell’ordine degli 1,5 miliardi di euro. Oggi i debiti infragruppo (cioè tra Eni e Saipem) sono per 4,6 miliardi di euro, dei quali il 90% finanziati dal Cane a sei zampe.
Tra le ipotesi che circolano c’è quella che l’aumento possa favorire l’ingresso di un socio di rilievo nell’assetto azionario: potrebbe essere sia un socio finanziario sia un socio industriale. Non è infatti un mistero che il dossier di Saipem è finito sia sul tavolo del Fondo Strategico Italiano, veicolo controllato dalla Cassa Depositi e Prestiti, sia su quello di importanti gruppi strategici internazionali attivi nello stesso settore. Dealreporter qualche giorno fa ha, ad esempio, segnalato l’opzione di un «anchor investor».
Di sicuro, una ricapitalizzazione consentirebbe di superare con maggior facilità l’ostacolo del rifinanziamento del debito di Saipem che, al momento, è assai complesso per una società che non è investment grade come merito di credito. Parte delle risorse dell’aumento potrebbero, ad esempio, andare a ridurre il debito.
Inoltre i segnali per un successo dell’aumento di capitale cominciano ad esserci. Per il settore iniziano a vedersi barlumi di ripresa con vantaggi per i titoli petroliferi. I prezzi del petrolio continuano infatti a salire, sostenuti dalla debolezza del dollaro e da alcune previsioni.
Proprio l’altro ieri il ministro saudita del Petrolio, Ali al-Nuaimi si è detto ottimista sull’evoluzione del settore e ha affermato che «la domanda è in aumento e che l’offerta sta rallentando. È un dato di fatto. Il mercato si sta stabilizzando».
Infine, è un segnale positivo che un fondo istituzionale come Dodge & Cox, caratterizzato da una strategia di lungo periodo e non «mordi e fuggi», si sia posizionato con circa il 12% nel capitale di Saipem, pronto a fare la sua parte nel caso venisse richiesto ai soci di iniettare risorse fresche.

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