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Saipem, aumento a sconto del 37%

La comunicazione sui contorni dell’aumento di capitale targato Saipem è arrivata a tarda sera. Al termine, peraltro, di un’altra giornata da dimenticare a Piazza Affari con la società che aveva chiuso con un nuovo, significativo, calo (-5,87%, a quota 5,26 euro), dopo il tonfo del giorno prima (-10.5%). Spia evidente dei timori del mercato per la ricapitalizzazione, in agenda da lunedì prossimo e in attesa del via libera della Consob, i cui termini sono i seguenti: prezzo di emissione per le nuove azioni pari a 0,362 euro per ciascun titolo, con uno sconto del 37% sul Terp (il prezzo teorico dopo lo stacco del diritto di opzione) delle azioni ordinarie Saipem calcolato sulla base del prezzo ufficiale di chiusura di Borsa di ieri, pari, come detto, a 5,26 euro. Il controvalore dei nuovi titoli che saranno immessi sul mercato sarà di 3,49 miliardi di euro – poco sotto l’asticella massima fissata a 3,5 miliardi – in virtù di 1,7 miliardi a capitale e altrettanti a titolo di sovrapprezzo.
La decisione del board – che ha cooptato anche il nuovo consigliere Leone Pattofatto in sostituzione del dimissionario Stefano Siragusa -,è arrivata dopo ore di confronto, complice anche la necessità di dover attendere l’ok degli istituti (gli stessi che sovrintenderanno alla ricapitalizzazione, cioè Goldman Sachs, Jp Morgan, Banca Imi, UniCredit, Mediobanca, Citi e Deutsche Bank, assistiti, sul fronte legale, da Clifford Chance) per la copertura dell’inoptato. Insieme ai dettagli dell’operazione, il cda presieduto dal presidente Paolo Andrea Colombo, ha infatti incassato, come da cronoprogramma comunicato a fine ottobre, anche il disco verde definitivo delle banche all’accordo di pre-garanzia avente ad oggetto l’impegno a sottoscrivere le azioni ordinarie Saipem che rimarranno eventualmente non sottoscritte all’esito in Borsa dei diritti inoptati.
Le finestre, secondo quanto comunicato dalla stessa azienda mercoledì, saranno le seguenti: i diritti di opzione potranno essere esercitati tra il prossimo 25 gennaio e l’11 febbraio, mentre la negoziazione sulla Borsa italiana potrà essere azionata tra lunedì prossimo e il 5 febbraio. I diritti di opzione non esercitati entro la conclusione dell’offerta – e qui risulterà cruciale, per l’appunto, il ruolo delle banche – saranno offerti in Borsa entro il mese successivo alla fine del periodo d’offerta, per almeno cinque giorni di mercato aperto, salvo che non siano stati integralmente venduti. Quanto ai due protagonisti della cessione definita a fine ottobre, vale a dire Eni e Fondo Strategico Italiano della Cassa depositi e prestiti, come si ricorderà, all’atto della sigla della cessione del 12,5% di Saipem dalla prima al veicolo della Cassa, le due società si sono impegnate a sottoscrivere l’aumento in proporzione alle loro quote, pari complessivamente al 42,9 per cento.
Ora manca soltanto il via libera della Consob che dovrebbe arrivare oggi o, al più tardi, entro la fine della settimana (sul dossier lavora l’ufficio per le operazioni di finanza straordinaria della commissione guidato da Maria Cristina Lena), in modo da consentire, in base alla tabella di marcia tratteggiata dalla società, di lanciare l’aumento di capitale a partire da lunedì. L’azienda ha lavorato, insieme agli advisor legale e finanziario (Chiomenti e Lazard) e alle banche del consorzio, a definire nei giorni scorsi le ultime correzioni al prospetto informativo sulla base delle richieste avanzate dall’Authority presieduta da Giuseppe Vegas che dunque dovrebbe concedere a strettissimo giro il suo nullaosta. E a quel punto l’azienda sarà pronta ad affrontare, in un contesto di mercato estremamente complicato e con un settore in crisi nera, l’ennesimo banco di prova.

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