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Saipem affonda in Borsa dopo l’aumento di capitale Ma punta sul rally del petrolio

L’aumento, oltre a essere gigante, e quindi diluitivo (a chi ha un’azione gliene verranno offerte 95 nuove al prezzo di 1,013 euro) arriva in un momento di grande volatilità dei mercati. «Se Saipem non avesse avuto urgenza di ricapitalizzarsi – spiega Marco Opipari di Bestinver – avrebbe aspettato tempi di mercato migliori». L’aumento è infatti la conseguenza della maxi pulizia di bilancio dello scorso febbraio su alcuni contratti in perdita. Di buono c’è il fatto che se è vero che i mercati sono ballerini, con il petrolio che ieri negli Usa ha toccato quota 106 dollari al barile, per Saipem che è leader nella perforazione di greggio in mare, il futuro appare roseo. Con i 2 miliardi dell’aumento in cassa il gruppo avrà infatti le spalle forti per cogliere nuove opportunità.Chi invece vede il bicchiere mezzo vuoto ricorda che nel 2016 Saipem ha promosso un aumento da 3,5 miliardi, risorse che in 6 anni sono evaporate per lo più con le perdite sui contratti dell’eolico in mare, e nell’estrazione di greggio sulla terra. Ma è anche vero che nel 2016 la necessità di ricapitalizzare era legata alla debolezza del greggio, che valeva un terzo rispetto a oggi: allora per le aziende petrolifere ingaggiare le piattafrome di Saipem era troppo costoso.Fatto sta che oggi la Consob dovrebbe dare il via libera all’operazione, e dal prospetto informativo si conosceranno meglio pregi e dfetti di un aumento che per gli esperti presenta notevoli profili di rischio, tanto che non sono esclusi nuovi scivoloni in Borsa. Gli analisti non hanno inoltre gradito che Saipem abbia imposto una clausola di inalienabilità (detta not roling), che in buona sostanza prevede che le azioni che vengono sottoscritte alla fine del primo periodo d’offerta (che termina l’11 luglio), vengano consegnate in mano a chi ha versato gli 1,013 euro richiesti solo alla fine della negoziazione dell’eventuale inoptato (15 luglio). Questa clausola, che è piuttosto rara, sarebbe stata sollecitata dalla Cdp per evitare che nella settimana in cui il consorzio di banche proverà a ricollocare gli eventuali diritti inoptati, non si verifichi un evento catastrofico (detto Mac, Material adverse clause ) tale per cui le banche che garantiscono il successo dell’aumento e anche l’inoptato (istituti del calibro di Citigroup, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Hsbc, Intesa, Unicredit, Abn Amro, Banca Akros, Santander, Barclays, Bper, SocGen e Stifel) possano sfilarsi. La presenza della clausola di inalienabilità ha fatto pensare agli investitori che il rischio sia concreto. Nessun banchiere di lungo corso ricorda un caso del genere a Piazza Affari, neppure durante il Covid o ai tempi del fallimento Lehman Brothers. Tuttavia tra pandemia e guerra la prudenza non è mai troppa, anche perché nel 2016 l’inoptato Saipem registrò livelli record,pari al 20% dell’offerta.

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