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Safilo al bivio fra Kering e fondo Hal

Non solo Luxottica. Il settore dell’occhialeria è in fermento e non mancano le novità destinate a ridisegnare la fisionomia dell’industria. A partire dall’Ipo entro fine novembre di GranVision, il gruppo retail dell’ottica controllato dal fondo olandese Hal Investments, fra l’altro primo azionista di Safilo Group con il 42,23%. E proprio il gruppo italiano, secondo produttore mondiale di occhiali, ha annunciato ieri novità sul fronte dell’accordo con la francese Kering. Quest’ultima ha deciso di riprendere il controllo della catena di valore nell’occhialeria, che conta ad oggi un volume di affari di 350 milioni per i marchi del gruppo, tra cui Gucci e Bottega Veneta. La decisione del colosso francese del lusso ha portato a ridisegnare l’accordo, finora di licenza, con Safilo.
Nasce Kering Eyewear
Gli undici marchi di Kering, nove dei quali gestiti attraverso contratti di licenza con cinque diversi partner, generano circa 50 milioni di royalties. Il gruppo francese, però, può ottenere di più e per questo ha deciso di creare una nuova entità specializzata, guidata dal ceo di Kering Eyewear Roberto Vedovotto, ex numero uno di Safilo fino ad un anno fa. E Vedovotto e il suo team saranno co-azionisti di questa nuova entità.
Nell’ambito di questa nuova strategia, Kering ha deciso di anticipare di due anni, al 2016, la conclusione dell’attuale contratto di licenza Gucci, per sviluppare un accordo strategico di partnership di prodotto per quattro anni, fino al 2020. Safilo riceverà a titolo di compensazione 90 milioni di euro che verranno versati in tre rate nel corso di quattro anni, a partire dal 2017. La nuova partnership comprende lo sviluppo e la manifattura di occhiali Gucci e potrà essere rinnovata di comune accordo in termini da concordare.
L’Ipo di GrandVision
Hal Investments non resta alla finestra e prepara la quotazione della controllata GrandVision. Il mandato sarebbe già nelle mani di Abn Amro Bank e Jp Morgan, che però non commentano l’indiscrezione. Ai mercati, comunque, non sfuggono le implicazioni che questa decisione potrebbe avere nel futuro. L’Ipo annunciata ha già dato vita, infatti, a diverse speculazioni sulle mosse future del fondo, che potrebbe avere nei programmi un gruppo integrato che possa unire produzione e distribuzione proprio sul modello che ha portato al successo Luxottica, con un’integrazione fra GranVision e Safilo.
Per arrivare al risultato, però, mancano diversi passaggi intermedi a cominciare appunto dalla quotazione del gruppo retail, che ha chiuso i primi sei mesi del 2014 con ricavi in crescita del 5,2% a 1,4 miliardi di euro e un utile operativo in miglioramento a 170 milioni. Lo scorso anno si era chiuso per il gruppo olandese con un fatturato di 2,479 miliardi di euro e un utile operativo di 274 milioni realizzati con una rete di 4.904 negozi (1.099 in franchising) e 22.354 dipendenti in 41 Paesi al mondo. Nello spaccato geografico GrandVision è particolarmente forte in Europa, ma è presente anche nel Middle East e in paesi emergenti come l’America Latina e l’India. Mercati complementari a quelli al momento presidiati da Luxottica, particolarmente forte negli Stati Uniti. Nel portafoglio di Hal Investiments ci sono, però, anche la turca Atasun Optik (controllata al 95%), che conta 84 negozi, 586 dipendenti e ricavi per 40 milioni, e Shangai Red Star Optical (78%), con 58 negozi, 235 dipendenti e ricavi per 12 milioni.
E nelle stesse aree geografiche si sta muovendo anche Safilo, che ha creato un’organizzazione commerciale integrata avviando presidi di business dedicati proprio in America Latina e in Cina. Il secondo produttore al mondo di occhiali, dopo la ristrutturazione degli anni scorsi, ora sta vivendo una fase di consolidamento con una rifocalizzazione sulla centralità del prodotto, affidata all’amministratore delegato Luisa Delgado scelta proprio da Hal un anno fa. Il primo semestre dell’anno si è chiuso con vendite nette in leggera crescita a 606,3 milioni e un margine operativo lordo (Ebitda) di 68,7 milioni (65 milioni nel primo semestre 2013). In miglioramento anche la posizione finanziaria netta negativa per 166,1 milioni di euro. Dopo l’acquisizione nel 2011 del marchio Polaroid, pagato in contanti e azioni, ora il mandato del ceo è meno finanza e più business tradizionale e spinta sul fronte commerciale.
In un comparto in trasformazione, però, tutto può ancora succedere.

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