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Sace torna al Tesoro In arrivo il decreto per ricomprarla da Cdp

Si è sbloccato il percorso per riportare Sace nell’alveo del ministero dell’Economia.Era fermo da oltre un anno, per sopraggiunte urgenze e perché il governo Draghi ha voluto riconsiderare il dossier. Ma negli ultimi giorni le interlocuzioni tra il presidente del Consiglio e il ministro dell’Economia Daniele Franco hanno perfezionato la scelta voluta dal secondo governo Conte, e sarebbe quasi alla firma la bozza di decreto ministeriale con cui il Tesoro ricomprerà la società di assicurazione dei crediti all’esportazione, versando tra 4 e 4,5 miliardi di euro in titoli del debito alla Cassa depositi e prestiti. Dieci anni fa, a ritroso, Sace fu comprata dalla Cdp al Tesoro, per 3,72 miliardi.Venerdì 2 luglio il direttore generale del Tesoro, Alessandro Rivera, avrebbe aggiornato i vertici di Sace. La bozza sarebbe ora alla spunta delle varie istituzioni coinvolte tra supervisione e vigilanza: Antitrust, Ivass (controllore delle assicurazioni), Ragioneria, Bankitalia, Farnesina, Corte dei conti. Un elenco lungo ma giustificato dalla complessità dell’operazione, e del suo corrispettivo in titoli del Tesoro. Altri passaggi, più operativi, riguardano invece i nuovi accordi commerciali da pattuire per i prodotti di filiera dedicati alle imprese e finora tutti confezionati da società del gruppo Cdp, mentre presto non sarà più così. Come i finanziamenti agevolati, tra cui quelli, miliardari, destinati a Fincantieri o alle Pmi, erogati da Cdp e garantiti da Sace, con Simest che regola l’accesso ai fondi agevolati. Concludere questi passaggi potrebbe richiedere alcune settimane, ma più fonti attive nella partita prevedono la firma del decreto entro l’estate.Per vedere la nuova governance di Sace targata Tesoro, invece, potrebbe volerci qualche altro mese: il cda in carica si rinnova nell’aprile 2022, ed è possibile che il ministro Franco aspetti la scadenza naturale per indicare amministratori di sua scelta. Andrebbero in questa direzione le rassicurazioni sulla continuità operativa fornite dal Tesoro ai dirigenti Sace giorni fa, anche nell’ottica di preservare il ruolo della società nelle garanzie creditizie tout court e nel Pnrr. Molti osservatori ritengono che il prossimo vertice di Sace esprimerà comunque forme di discontinuità, a scapito dell’ad Pierfrancesco Latini (ancora in distacco da Cdp) o di Rodolfo Errore, l’avvocato di area dalemiana che due anni fa da consigliere di Sace ne divenne presidente.La fase di decantazione dei vertici potrebbe riservare anche sorprese su Simest, società del gruppo che supporta l’internazionalizzazione delle imprese. L’accordo politico 2020 tra Pd e M5S prevedeva che restasse in Cdp, come caposaldo della diplomazia commerciale. Un disegno fortemente voluto da Luigi Di Maio, ai tempi leader Cinque Stelle e ministro dello Sviluppo economico, che poi diventando ministro degli Esteri trasferì l’internazionalizzazione delle imprese in Simest (favorendo l’ascesa alla presidenza di Pasquale Salzano), in asse con la Farnesina e la Cdp guidata da Fabrizio Palermo. Oggi quegli equilibri sono superati, e al Mise c’è il potente leghista Giancarlo Giorgetti, orfano dell’internazionalizzazione. Il rimescolamento in atto sul dossier potrebbe creare nuovi equilibri anche su Simest e le diplomazie commerciali.

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