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Saccomanni: presto pacchetto-giovani

L’approvazione del Def da parte del Parlamento è «il primo tassello di un mosaico che sarà seguito a breve dal provvedimento» su Imu e Cig in deroga. Che, «se possibile», conterrà «le prime misure» contro la disoccupazione giovanile. A confermare che il Governo considera prioritaria una «procedura in due tempi», con anzitutto l’ok del Parlamento alla blindatura dei saldi per non compromettere l’uscita dalla procedura Ue per disavanzo eccessivo per poi presentare la nota di aggiornamento, è il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, intervenendo in Aula alla Camera in apertura della discussione sul Def. Che oggi otterrà l’ok delle Aule di Montecitorio e Palazzo Madama dalle quali arriverà il via libera a risoluzioni di maggioranza in cui non saranno previsti impegni troppo specifici per l’Esecutivo.
Intanto prosegue il lavoro di preparazione del decreto sul rifinanziamento della Cig in deroga e sulla sospensione del pagamento della rata Imu di giugno, che potrebbe vedere la luce la prossima settimana, anche se non è ancora del tutto escluso un varo già giovedì. E anche se si sta ancora valutando l’opzione del ricorso a emendamenti al decreto sui debiti Pa all’esame alla Camera. La Commissione Ue comunque non allenta il pressing sulle coperture e fa sapere che si aspetta entro metà mese dal Governo italiano il programma di stabilità aggiornato, con le compensazioni dell’abolizione dell’Imu e del rinvio dell’aumento dell’Iva.
L’operazione, una sorta di manovrina sotto altre spoglie, avrebbe un impatto contabile di circa 3,5-4 miliardi per le urgenze e di quasi altrettanti (per un totale di 6-8 miliardi) per il rinvio al 2014 dell’aumento Iva e per la copertura delle altre spese indifferibili. Il tutto al netto delle eventuali misure sull’occupazione giovanile che comunque nella prima fase dovrebbero essere a costo zero (semplificazioni per apprendistato e contratti a termine) anche se si continua a ragionare sulle agevolazioni fiscali per le assunzioni dei giovani.
Dei 3,5-4 miliardi necessari per le “urgenze” dagli 1,4 ai 2-3 miliardi saranno assorbiti a seconda del meccanismo prescelto per la compensazione ai Comuni sul fronte Imu (v. Il Sole 24 Ore del 5 maggio) che sarà comunque temporaneamente alimentata con anticipazioni di cassa. Altri 1-1,5 miliardi (probabilmente 1,2 miliardi) saranno necessari per il rifinanziamento della Cig in deroga. L’asticella salirà poi a 6-8 miliardi quando nelle prossime settimane sarà rinviato l’aumento dell’Iva in calendario a luglio e saranno affrontate altre spese indifferibili: dalla proroga dei precari Pa al rifinanziamento delle missioni internazionali di pace.
Per il Governo però è essenziale ottenere prima il via libera del Parlamento all’attuale Def, quello nella versione “work in progress” varata dall’esecutivo Monti. Non a caso Saccomanni ha sottolineato che il Def «non è un documento privo di senso e significato» visto che la sua approvazione «fa fare un passo importante per la chiusura della procedura per disavanzo eccessivo e ci consente di affrontare con maggiore fiducia la seconda fase di azione». Il ministro ha poi ribadito che, una volta ottenuto dalle Camere l’ok al Def, sarà presentato «nel più breve tempo possibile» un aggiornamento del Documento di economia e finanza con un’integrazione del Pnr (Programma nazionale di riforma) e, soprattutto, «con saldi e coperture alla luce dei provvedimenti urgenti» che saranno messi in campo. Interventi che riguardano in prima battuta l’Imu e la Cig in deroga ma anche un primo pacchetto di misure in chiave occupazione giovanile considerata da Saccomanni «una delle priorità».
Ma la navigazione del Def in Parlamento non è filata tutta liscia. Al Senato è scoppiata la bagarre dopo che i senatori del M5S hanno chiesto per ben due volte la verifica del numero legale (risultato effettivamente assente al primo controllo) e lamentando di non essere stati messi nelle condizioni di votare il secondo tentativo, con conseguente stop alla richiesta.

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