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Saccomanni presidente accordo in Unicredit

La spunta il cavallo di ritorno per la prossima presidenza Unicredit. Fabrizio Saccomanni, una vita ai vertici di Bankitalia poi ministro dell’Economia nel governo Letta, poi quasi presidente di Mps e di Intesa Sanpaolo, malgrado i quasi 75 anni ha vinto con scatto finale la rivalità del banker italiano a New York Alberto Cribiore, dell’ex ambasciatore e presidente di DoBank Giovanni Castellaneta, l’ex Goldman Sachs e Mps Massimo Tononi, l’ex presidente anche di Unicredit Carlo Salvatori. Il dirigente è stato cooptato ieri da un rapido cda unanime che per «le esclusive qualità professionali e dell’assoluto standing ha ritenuto che lo stesso rappresenta il candidato ideale per la posizione di presidente». A fargli posto, dimettendosi dopo un ventennio da leader ombra, l’ex dominus di Fondazione Crt Fabrizio Palenzona, di cui il presidente Giuseppe Vita ha ringraziato «il gesto di altruismo ». Vita scade in aprile 2018 ma era noto da tempo che il medico del 1935 famoso in Germania, dove presiede il colosso media Axel Springer, era a termine. Nella recente missione ad Abu Dhabi Vita l’aveva ribadito: «Per l’anagrafe non è il caso che mi ricandidi a Unicredit serve un nuovo presidente più giovane, e speriamo italiano, per controllare questo francese qui». Mezzo metro alla sua sinistra Mustier abbozzò, rammentando la comunanza europea e che, dopo aver chiesto 13 miliardi sui mercati, andava realizzata una governance «in linea con i migliori standard internazionali », senza discrimine di «nazionalità o sesso». La revisione della governance ha per prossima tappa l’assemblea del 4 dicembre per le modifiche statutarie che renderanno la gestione più amica del mercato: stop al tetto di voto per chi sale oltre il 5%, due poltrone per i consiglieri di minoranza in cda, introduzione della lista del cda uscente per scegliere i posti chiave in aprile. Tutte misure gradite alla Bce e ai fondi stranieri padroni di due terzi del capitale, che Mustier vuole avere dalla sua parte quando scadrà il piano Transform 2019 e andrà scelta la nuova strategia; che per molti l’ex capo di SocGen vorrebbe indirizzare a una fusione di Unicredit con primari gruppi tedeschi o francesi. Anche in questo scenario, però, l’opzione anticipata su Saccomanni appare un compromesso su un nome che dia garanzie all’establishment italiano, bancario e politico, per la difesa dell’unica banca nazionale a valenza sistemica.

Andrea Greco

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