Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Saccomanni incassa il primo sì Ue

Parte a livello europeo la trattativa con i cinque paesi terzi (Svizzera, Liechtenstein, Monaco, Andorra e San Marino) per fissare nuove e più stringenti condizioni sul fronte dello scambio di informazioni, passo indispensabile per una seria lotta all’evasione e ai paradisi fiscali, e il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni esprime il «pieno sostegno» del governo italiano all’iniziativa.
Saccomanni torna a Roma per cercare di dipanare il nodo delle coperture all’imminente decreto su Imu e Cig, e nel corso di un breve scambio di battute con i giornalisti spiega che l’intesa relativa allo scambio automatico di dati, sulla base dell’iniziativa messa in atto da Italia, Francia, Germania, Regno Unito e Germania, costituisce la base «per una struttura europea di lotta all’evasione».
Si tratta di un primo passo, e la prudenza è d’obbligo. Il via libera dell’Ecofin alla Commissione europea, cui spetterà di condurre il negoziato, va nella direzione di quanto lo stesso Saccomanni ha auspicato in mattinata nel suo intervento alla riunione dei ministri finanziari: «Siamo favorevoli ad accrescere il livello di armonizzazione fra nostre politiche e legislazioni sul contrasto al riciclaggio del denaro sporco e al finanziamento del terrorismo».
La nuova direttiva proposta dalla Commissione «può essere uno strumento efficace anche per la lotta all’evasione e alla frode fiscale. Bisogna esplorare tutte le possibili sinergie fra le legislazioni nazionali e gli strumenti di contrasto, per gli obiettivi condivisi». Sforzi che a parere del ministro dell’Economia devono dirigersi anche nei confronti delle «giurisdizioni non cooperative su entrambi i fronti», riciclaggio e lotta all’evasione.
Il bilancio di questa prima trasferta a Bruxelles di Saccomanni può considerarsi positivo. L’attesa, soprattutto in sede di Eurogruppo, era evidente, dopo l’impasse seguita alle elezioni di febbraio. Saccomanni ha adottato una linea ispirata alla continuità con gli impegni assunti dal precedente governo sul fronte dei conti pubblici, rassicurando in sostanza i partner europei e la Commissione sul pieno rispetto dei target concordati. Strada obbligata del resto, in attesa che la Commissione deliberi il prossimo 29 maggio l’uscita dell’Italia dalla procedura d’infrazione per disavanzo eccessivo, ma non del tutto scontata, almeno dal punto di vista di Bruxelles.
La Commissione seguirà passo passo le prossime mosse del governo, a partire dal decreto in agenda venerdì per finire con le misure in cantiere tra giugno e settembre. Disponibilità, questo sì, a valutare ogni possibile margine di flessibilità di bilancio, ma non un assegno in bianco offerto a un paese che deve tuttora fare i conti con un debito pubblico in aumento verso il record del 130% del Pil. Saccomanni ha messo in campo un’accorta tattica negoziale, cui dovranno seguire atti formali, a partire dall’invio a Bruxelles dell'”appendice” sul programma di riforme strutturali da mettere in campo da qui ai prossimi mesi. Si preparano i vertici europei del 22 maggio e del 27-28 giugno. Due appuntamenti non decisivi (passi concreti vi saranno solo dopo le elezioni tedesche di settembre), ma comunque di notevole importanza se si deciderà di imboccare finalmente la strada del sostegno alla crescita e all’occupazione. Un tassello fondamentale è mettere mano con vigore al dossier dell’unione bancaria, corollario indispensabile del meccanismo di sorveglianza in capo alla Bce. «È urgente e importante – ha sottolineato Saccomanni – predisporre tutti gli altri tasselli dell’unione bancaria, dopo l’accordo già raggiunto sul meccanismo unico di sorveglianza». Si tratta di mettere in campo una rete di sicurezza in grado di prevenire altre crisi sistemiche.
«In questo contesto l’Italia esprime la sua preferenza per un modello di risoluzione quanto più possibile armonizzato, che assicuri la massima prevedibilità ex ante». Occorre predisporre inoltre un «chiaro ordine gerarchico» tra i diversi soggetti coinvolti, nel caso in cui la risoluzione della crisi di una banca («bail-in») imponga di distribuire le perdite: azionisti, possessori di bond, conferma della garanzia per i depositi fino a 100mila euro. Le banche italiane? «Non hanno alcun bisogno di essere ricapitalizzate dal fondo salva-Stati».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il management di Mediobanca confeziona una trimestrale con 200 milioni di utile netto, meno di un an...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Nessun rilancio sul prezzo, ma un impianto complessivamente più flessibile e con qualche passo avan...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le recenti modifiche apportate alla legge 130/1999 (disposizioni sulle cartolarizzazioni dei crediti...

Oggi sulla stampa