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“Ryanair punta al Sud Calabria e Sicilia valgono 21 milioni di turisti”

«L’Italia ha dei numeri che possono solo migliorare: siamo pronti a scommettere sul Sud, sulla Sicilia e la Calabria in particolare, già nei prossimi mesi » . Parola di Kenny Jacobs, numero due di Ryanair. Lui è l’anima del nuovo corso, artefice del cambio di passo della compagnia senza fronzoli considerata, fino a qualche tempo fa, alla stregua di un pullman di linea con personale di bordo dai modi troppo ruvidi. Oggi le cose stanno cambiando: i prezzi restano competitivi ma crescono i clienti e gli utili anche se la Brexit e il crollo della sterlina costringeranno tutti, anche il gruppo irlandese, a rivedere i piani soprattutto nei voli tra le Isole britanniche.
Jacobs è un manager cresciuto lavorando principalmente nel settore dei supermarket e da tre anni è approdato nella prima linea della compagnia con l’onere di vendere al meglio il prodotto Ryanair. Un impegno pienamente rispettato vista la crescita senza freni della linea aerea padrona dei cieli italiani con 35 milioni di passeggeri previsti nel 2017 e oggi quarta al mondo.
Signor Jacobs, l’area di Milano e Bergamo con Roma sono i vostri fiori all’occhiello. Ora però allargate lo sguardo al Sud. Siete pronti a nuovi investimenti?
«Noi guardiamo con grande attenzione all’Italia dove il prossimo anno avremo 51 aerei. A Bergamo e Milano, che vanno alla grande, stiamo per lanciare nuove rotte. Anche Roma va bene e ci sono ulteriori margini di crescita. Ma ci stiamo concentrando in particolare sul vostro Meridione: dove c’è un potenziale inespresso che vogliamo liberare e valorizzare, se il governo italiano continuerà a aiutarci sulle tariffe, come ha fatto nelle ultime settimane, e sugli scali minori che possono ancora crescere per passeggeri e numero di voli».
Ci spieghi meglio.
«Sicilia e Calabria secondo noi sono le nuove frontiere del turismo e siamo pronti ad accontentare gli utenti di mezza Europa che evitano per motivi politici o per il terrorismo Turchia o Nord Africa. Il turista oggi cerca mete alternative a Spagna, Portogallo, Grecia. Posti nuovi, pieni di sole, buon cibo e bella gente. Il Sud è perfetto».
L’Italia è il vostro terzo mercato in Europa e può darvi ancora molte soddisfazioni. Come riuscirete a crescere oltre i 35 milioni di passeggeri dal 2017?
«Voi avete posti unici nel Meridione. I britannici, al netto della Brexit che resta un grande punto interrogativo per tutti, adorano l’Italia. Lo stesso i tedeschi. Solo che occorre spostare l’attenzione da luoghi ormai sfruttati come la Toscana, verso posti tutti da scoprire come Calabria e Sicilia che oggi valgono per noi circa 7,5 milioni di passeggeri. Noi vogliamo triplicare questo dato».
Perché i numeri di Roma o dello stesso Sud viaggiano a velocità ridotta rispetto alla Spagna?
«Questione di marketing. Pensi che a volte, quando parliamo di Calabria molti britannici la scambiano per la Cantabria. Che sta in Spagna. Le vostre bellezze probabilmente non vengono “vendute” al meglio all’estero ma possono decollare».
Passiamo alle strategie. Ryanair resterà per sempre una low cost o punterà più in alto? I voli intercontinentali sono un capitolo chiuso? State pensando ad acquisizioni o a forti sinergie con i vostri concorrenti?
«Siamo vicini ad un accordo con Norwegian e Air Lingus (British-Iberia) per servire le loro rotte di lungo raggio verso gli Usa».
Ryanair come un taxi, pronto a portare milioni di passeggeri verso gli hub delle compagnie che mettono da parte breve e medio raggio per concentrarsi sull’intercontinentale?
«Non ci lanceremo nei voli di lungo raggio: è un lavoro che lasciamo ad altri. Siamo invece pronti a servire gli scali di altre compagnie».
Avete mai parlato di sinergie con Alitalia?
«Non con Alitalia».
Allora con altre compagnie? Non sarebbe male fare da tassisti pure per Lufthansa o Air France-Klm.
«In effetti ho incontrato dei manager tedeschi per parlare di questo. Loro erano tutti in tiro, giacca e cravatta, un look all’opposto di quello che abbiamo in Ryanair. Alla fine hanno rinviato la discussione al 2017».
Lucio Cillis
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