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Ryanair, cura più dura taglia altri 18 mila voli e rinuncia ad Alitalia

Costerà più tempo, più soldi e più clienti a Ryanair uscire dall’emergenza equipaggi. Dopo quello di dieci giorni fa, la compagnia low cost irlandese ha annunciato infatti un nuovo giro di cancellazioni, ancora più esteso. Nella stagione invernale, tra novembre e marzo, lascerà a terra 25 dei suoi 400 aerei, sospendendo del tutto 34 tratte, di cui undici che partono o arrivano da aeroporti italiani, per un totale di 18 mila voli. Nove volte più di quelli depennati domenica 17. Da aprile poi, stagione estiva, i velivoli a riposo scenderanno a 10, sui 445 che per allora avrà a disposizione. La sforbiciata dovrebbe permettere a Ryanair di risolvere la carenza di piloti creata dal conteggio sbagliato delle ferie (versione ufficiale) e dal fuggi fuggi (ufficioso) verso altre compagnie con stipendi più generosi, scongiurando così ulteriori cancellazioni. E proprio per «evitare distrazioni» nello sviluppo di questo piano la società ha comunicato ieri ai commissari di Alitalia che non presenterà offerte per il vettore italiano, a cui O’Leary si era detto più volte interessato.
Per altri 400 mila passeggeri Ryanair si annunciano così dei bei mal di testa: dovranno scegliere se spostarsi su un nuovo volo oppure avere un rimborso completo del biglietto, oltre al voucher da 80 euro che la società offre a tutti i coinvolti. Un altro colpo all’immagine della compagnia irlandese. Eppure il suo titolo, precipitato dopo le prime cancellazioni, ieri ha guadagnato il 3,87%, il balzo maggiore da novembre. Il mercato ha apprezzato il fatto che O’Leary abbia agito d’anticipo: riprogrammando il piano di voli invernali, ha limitato il numero di passeggeri coinvolti e evitato i risarcimenti previsti per le cancellazioni last minute. Il costo dei voucher sarà inferiore ai 25 milioni pagati per le precedenti cancellazioni, nonostante i voli depennati siano nove volte superiori. In Italia gli scali coinvolti sono Genova, Parma, Pisa, Palermo, Trapani (sette tratte) e Venezia.
Il taglio rallenterà comunque la crescita della compagnia. Ryanair ha ridotto le stime sui passeggeri per il 2017 da 131 a 129 milioni e quelle per il 2018 da 142 a 138 milioni. Senza però, almeno per ora, risvolti sui conti: le stime di utile per il 2017 vengono confermate tra 1,4 e 1,45 miliardi di euro, in attesa che la semestrale di fine ottobre dia indicazioni più precise. A restare irrisolti però per Ryanair sono i nodi strutturali sui suoi modelli di business e di impiego. Le rotte cancellate la aiuteranno a “risparmiare” equipaggi per l’estate, riducendo il potere negoziale dei piloti. La tensione con i dipendenti però, pagati sotto la media e con clausole capestro nei contratti, non è rientrata. Ryanair nega la fuga dei comandanti, spiegando che nell’ultimo anno ne sono partiti cento, mentre 650 sono già reclutati. Ma il riferimento, quasi una frecciata, a una presunta crescita dalle candidature da parte dei piloti Alitalia, improbabile viste le disparità di salario, sembra segnalare un nervo scoperto di O’Leary. Le prime concessioni agli equipaggi stanno arrivando: 10 mila e 5 mila euro di aumento a piloti e primi ufficiali che lavorano negli scali di Dublino, Londra, Berlino e Francoforte. Solo il primo passo di un percorso che potrebbe portare Ryanair più vicino agli standard di mercato, facendo lievitare i suoi costi.
Quanto alla marcia indietro su Alitalia, non è del tutto inattesa. A molti l’interesse di O’Leary, che in maniera inusuale aveva specificato di avere nel mirino 90 aerei, sembrava opportunistico, se non marketing. Resta il fatto che la lista di pretendenti, veri o presunti, per la compagnia in dissesto si accorcia ancora. Le offerte vincolanti dovranno arrivare ai commissari entro il 16 ottobre.
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