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Rush finale sulle professioni

Mancano 20 giorni all’entrata a regime della riforma delle professioni prevista dall’articolo 3, comma 5 del Dl 138/2011, la cosiddetta manovra di ferragosto. Il 13 agosto, infatti scadono i 12 mesi concessi ai singoli Ordini per modificare le regole in conflitto con il Dl 138, destinate a decadere. Le nuove regole che gli Ordini devono recepire prevedono, fra l’altro, l’abolizione delle tariffe di riferimento, la libertà nella comunicazione pubblicitaria, l’equo compenso per i praticanti commisurati al loro apporto in studio e la formazione continua obbligatoria.
In attesa della scadenza del 13 agosto il ministro della Giustizia, dal canto suo, punta a concludere l’iter di approvazione del decreto di riforma che entra nel merito delle novità e rispettare così la delega al Governo prevista dal Dl 138/2011.
Oggi in commissione Giustizia alla Camera saranno sentiti Pat (professioni area tecnica), Oua (organismo unitario dell’avvocatura) e Confprofessioni. Secondo Gaetano Stella, presidente Confprofessioni, in particolare, gli aspetti più rischiosi del Dpr di riforma degli ordinamenti professionali sono legati a pubblicità, assicurazione e formazione continua. «Quella sulla pubblicità – spiega infatti il presidente di Confprofessioni – è una falsa soluzione che rischia di penalizzare i giovani, favorendo i professionisti più “ricchi”. Per questo proponiamo di attribuire agli Ordini il compito di predisporre prospetti informativi che consentano agli utenti di comprendere la complessità e l’articolazione della prestazione professionale, in modo da valutare i preventivi sottoposti dal professionista».
Per Maurizio de Tilla (Oua), invece, il problema è che «non possono essere delegificati gli ordinamenti professionali: bisognava fare una legge, non un decreto presidenziale». Secondo de Tilla c’è molta insoddisfazione tra gli avvocati e il decreto sarà certamente impugnato.
All’audizione di oggi ci sarà anche Armando Zambrano, presidente del Pat, che sottolinea la non obbligatorietà del tirocinio e la durata massima di 18 mesi per la pratica. «I 18 mesi rappresentano un tetto massimo e non una durata obbligatoria», afferma. Sull’assicurazione, Zambrano chiede una proroga perché «non ci sono ancora regole chiare, necessarie per stipulare polizze ad hoc per gli studi che magari abbiano una copertura nel tempo, visto che un progetto di un ingegnere può avere ripercussioni anche in futuro». In generale il Pat condivide le posizioni del Consiglio di Stato (si veda «Il Sole 24 Ore» dell’11 luglio scorso), anche se si tratta di rilievi non vincolanti che, però, il ministro della Giustizia ha detto di voler tenere in considerazione.
In queste settimane sia il Cup, il comitato unitario delle professioni, sia i singoli Ordini hanno più volte rimarcato come il decreto, nella sua attuale stesura, non riflette molte delle esigenze espresse dagli Ordini nei diversi incontri avuti con il ministro proprio sul tema della riforma. Una delle maggiori critiche sulla bozza di decreto, rilevata da Marina Calderone presidente del Cup, riguarda la definizione di “professione regolamentata”, che nell’attuale stesura del Dl include, oltre agli iscritti a Ordini e albi, anche le attività che possono essere esercitate da soggetti iscritti in «registri ed elenchi tenuti da amministrazioni o enti pubblici». Altro tema scottante riguarda la riforma del sistema disciplinare. Viene introdotto il principio della “terzietà” e quindi l’incompatibilità tra ruoli amministrativi e disciplinari. Il problema riguarda il criterio di selezione stabilito nella bozza di decreto, che prevede siano nominati componenti del consiglio nazionale di disciplina i primi non eletti alla carica di consigliere nazionale dell’Ordine. C’è, poi, il capitolo assicurazione: il problema riguarda in primis i medici, che però hanno ottenuto una proroga di 12 mesi per allinearsi (si veda «Il Sole 24 Ore» del 20 luglio). Una necessità dovuta alla difficoltà della categoria a trovare sul mercato polizze a costi ragionevoli.

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