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Rush finale per il nuovo apprendistato

Rush finale per l’apprendistato. Ancora due giorni per siglare le intese tra imprese e sindacati e scongiurare il blocco del contratto. Il 25 aprile infatti usciranno definitivamente di scena le vecchie regole per lasciare il posto al nuovo Testo unico varato l’anno scorso (decreto legislativo 167/2011). Senza contare che, comunque, su questo impianto si dovrebbero inserire, più in là, le modifiche della riforma Fornero.
Dal 26 aprile, dunque, saranno gli accordi collettivi per ciascun settore a disciplinare la formazione degli apprendisti assunti con il contratto professionalizzante (il 75% del totale secondo l’Isfol). Turismo, industria, cooperative: sono le tre aree per cui si è arrivati alla firma la settimana scorsa, mentre gli artigiani – che contano oltre il 30 per cento del totale degli apprendisti – dovrebbero siglare il documento proprio oggi. Restano in mezzo al guado, invece, l’apprendistato qualificante e quello di alta formazione, che richiedono interventi delle Regioni, arrivati in pochissimi casi (di recente, risultano approvate le prime normative in Abruzzo e Piemonte): da giovedì, quindi, ci sarà il blocco quasi totale.
Le intese-ponte
L’accordo interconfederale che dovrebbe essere sottoscritto oggi da Confartigianato, Cna e Casartigiani dovrà cedere il passo, dal 2013, ai nuovi contratti collettivi, perché quelli in vigore oggi scadono a fine 2012. «L’apprendistato e l’artigianato – spiega Stefano Di Niola, responsabile del dipartimento relazioni sindacali di Cna – sono intimamente legati. L’importante, ora, è arrivare a un accordo che consenta di assumere subito apprendisti in base alle nuove regole. Una nuova fase di contrattazione, poi, si aprirà a fine anno». Uno dei nodi sul tavolo, per gli artigiani, è la durata dei contratti di apprendistato: «Per alcuni profili professionali – spiega Riccardo Giovani, direttore relazioni sindacali di Confartigianato – oggi abbiamo contratti di durata superiore ai cinque anni previsti dal nuovo Testo unico». Le nuove norme prevedono infatti la possibilità per l’artigianato e per alcune qualifiche di allungare il contratto fino a cinque anni.
Mentre non arriverà in tempo l’accordo per i lavoratori edili (circa 85mila gli apprendisti), che però vengono “agganciati” all’intesa-ponte siglata da Confindustria con i sindacati che la possibilità per l’impresa di concordare il piano formativo direttamente con l’apprendista.
Uno degli ultimi patti siglati è quello del turismo – dove gli apprendisti sono 60mila -: il documento prevede che la formazione si svolga esclusivamente on the job, assegna un ruolo centrare agli enti bilaterali e individua le figure professionali del settore sovrapponibili a quelle dell’artigianato per le quali è stata prevista una durata maggiore, come cuoco, pasticcere, gelatiere, barman, gastronomo, pizzaiolo.
Per i lavoratori interinali, invece, il “patto” siglato tra Assolavoro e Felsa Cisl e Uil Temp (Nidil Cgil non ha sottoscritto l’intesa) individua anche un obbligo di conferma in servizio per il 60% degli apprendisti.
Accordo fatto anche per le centrali cooperative (Confcooperative, Legacoop e Agci). «L’intesa – spiega Sabina Valentini, responsabile delle relazioni sindacali di Confcooperative – fa salvi i contratti collettivi e le intese siglate negli ultimi mesi, come quelli delle cooperative sociali e di consumo, che già rispettavano le regole del nuovo Testo unico».
La riforma del lavoro
Anche se il rischio stand-by sembra essere scongiurato, sull’apprendistato resta comunque da sciogliere il nodo della Riforma del lavoro, ora all’esame del Senato. Il Ddl Fornero punta a fare dell’apprendistato il canale d’ingresso privilegiato dei giovani e rispetta, in sostanza, l’impianto del Testo unico, ma con alcune integrazioni: è prevista una durata minima di almeno sei mesi (con alcune eccezioni, ad esempio per le attività stagionali) e un meccanismo che stringe il legame tra nuove assunzioni e stabilizzazioni effettuate nell’ultimo triennio (si veda l’articolo in basso). Ma imprese e regioni hanno già avanzato una serie di proposte di emendamento. Abi, Ania, Alleanza delle cooperative, Confindustria e Rete imprese per l’Italia chiedono lo stralcio dei vincoli numerici all’assunzione di apprendisti, di alzare la soglia di età da 29 a 32 anni, la durata del contratto da 3 a 4 anni e il periodo di prova fino a 12 mesi, oltre a ridurre il contributo aggiuntivo per l’Aspi dall’1,31% allo 0,20 per cento. Infine, le Regioni puntano a circoscrivere al solo contratto professionalizzante l’obbligo di conferma in servizio di un numero minimo di apprendisti (il 50% di quelli impiegati nel triennio precedente), come condizione per chi intende assumerne altri.

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