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Rush di Bonomi e Sposito futuri soci forti di Pirelli

Rush finale di Marco Tronchetti Provera per mettere nero su bianco un accordo quadro con i fondi Investindustrial e Clessidra per il controllo futuro di Pirelli. Già da domenica scorsa le riunioni con i legali dei diversi fronti si susseguono intense e le previsioni sono di arrivare a una firma finale prima dell’apertura dei mercati di lunedì. Le ultime novità sono le seguenti. Le forze di Andrea Bonomi e di Claudio Sposito si sono unite, grazie anche ai buoni uffici di Mediobanca (in conflitto di interessi essendo azionista di Pirelli e Prelios) che è diventata il loro advisor nell’operazione. Questa unione si concretizzerà nella nascita di una scatola societaria a monte della lunga catena di controllo che dalla accomandita Mtp porta all’azienda che produce pneumatici. Le spalle finanziarie dei due fondi serviranno alla Mtp per seguire l’aumento di capitale già deliberato nella Gpi fino a 45 milioni e volto ad abbattere il debito di 41. Ma soprattutto, l’arrivo dei due nuovi soci servirà a intavolare trattative con la famiglia Malacalza, non coinvolta in questa fase ma presente con un investimento di peso sia in Gpi che in Camfin.
La contropartita offerta da Tronchetti in cambio del supporto finanziario dei due fondi è l’eliminazione dell’intera catena di holding su cui oggi si basa il controllo di Pirelli e il potere dell’azionista- manager. Ma questo piano non può essere rappresentato solo da una promessa verbale, altrimenti si rischierebbe di ricadere in un nuovo stallo, simile a quello in cui sono incorsi i Malacalza. I passaggi delle varie scissioni di Gpi e poi di Camfin, con preliminare lancio dell’Opa a favore delle minoranze – in ottica market friendly – sono la materia su cui si stanno confrontando aspramente gli avvocati in queste ore. La discesa in campo dell’avvocato Carlo Pavesi a fianco di Clessidra ha reso più spumeggiante il testa a testa legal-giuridico con Giuseppe Lombardi, che cura gli interessi di Tronchetti insieme agli advisor Lazard e Banca Leonardo. Come base contrattuale è stata però presa la bozza preparata dallo studio Chiomenti per conto di Bonomi. Insomma, come al solito in queste operazioni, vi sono grandi schieramenti di avvocati e banche d’affari che lucrano parcelle milionarie pagate dagli ignari azionisti di minoranza. Ma alla fine, almeno negli intenti dei protagonisti, il risultato dovrebbe essere innovativo. Se i Malacalza accetteranno di dare l’assenso all’eliminazione di tutte le scatole cinesi, alla fine tutti i protagonisti si troveranno in mano azioni Pirelli.
E i due fondi, Clessidra e Investindustrial, a quel punto giocheranno la parte del leone con un 9% a testa frutto delle diverse scissioni che si dovrebbero realizzare. Tronchetti e i Malacalza, dal canto loro, manterranno in portafoglio poco meno del 6% a testa e tutti insieme potrebbero riunirsi in un nuovo patto di sindacato che arriverebbe appena sotto la soglia sensibile del 30%. Un piano che oggi somiglia più a un libro dei sogni. Nel mezzo ci sta per esempio la mega stock option da 70 milioni che Tronchetti ha chiesto a Sposito e a Bonomi in cambio del suo assenso alla “liberazione” della Pirelli. Richiesta su cui i due finanzieri hanno tergiversato, rimandando la decisione al consiglio Pirelli visto che le stock option sarebbero legate al prossimo piano triennale impostato dallo stesso Tronchetti. Il tema caldo della stock option non verrà dunque fatto emergere in questa prima fase ma rispunterà certo nella seconda, qualora si riesca a ottenere il coinvolgimento dei Malacalza nell’intera operazione. Se però la famiglia genovese dovesse rifiutare qualsiasi accordo e continuare sul fronte della battaglia legale iniziata dal combattivo avvocato Sergio Erede, tutto l’impianto potrebbe saltare. E i due fondi riavere indietro dalla Mtp i soldi versati maggiorati di un buon rendimento, si parla di oltre l’8% per i due anni di validità del contratto.

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