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Rupe senza segreti

di Gabriele Frontoni  

San Marino si chiude alle spalle il passato e mette al bando il segreto bancario. Il parlamento della Rupe ha convertito in legge dello stato il decreto «Misure urgenti di adeguamento agli standard internazionali in materia di trasparenza e di scambio di informazioni» varato dal governo il 29 novembre 2010. Una vera rivoluzione per il sistema finanziario del Titano che negli ultimi secoli ha prosperato grazie alla riservatezza delle informazioni sui titolari dei capitali depositati nei caveau delle proprie banche. Arbitro di questo nuovo corso della storia economica di San Marino sarà l'Ufficio centrale di collegamento (Ucc) designato dalla legge come autorità competente per dare seguito alla collaborazione amministrativa e allo scambio di informazioni in materia fiscale provenienti dall'estero. Nell'esercizio di questo compito, ai funzionari dell'Ucc sarà concesso il potere di accesso diretto a tutte le informazioni richieste dalle agenzie delle entrate straniere e a quelle necessarie per contrastare e prevenire le frodi fiscali, le truffe e le distorsioni nei rapporti economici con altri stati. Così facendo, la nuova legge ha messo nero su bianco il cambio di rotta del sistema finanziario sanmarinese stabilendo che «il segreto bancario, il segreto d'ufficio e il segreto professionale, non sono opponibili all'Ufficio centrale di collegamento nello svolgimento delle proprie funzioni, il quale potrà accedere direttamente anche alle informazioni detenute presso gli operatori del sistema finanziario». Un cambiamento di rotta rispetto al passato che, consentirà al Titano di ripulirsi l'immagine di paradiso fiscale, ritrovando quella trasparenza auspicata dall'Italia, dall'Ocse e dal G20. Novità in arrivo anche per avvocati, commercialisti e ragionieri commercialisti. Le disposizioni di legge varate dal consiglio sanmarinese prevedono, infatti, anche per questi soggetti l'impossibilità di opporre il segreto professionale all'Ufficio centrale di collegamento con l'unica eccezione delle «informazioni che ricevono nell'espletamento dei compiti di difesa o di rappresentanza del proprio cliente in un procedimento giudiziario o in relazione a tale procedimento, nel caso in cui tali informazioni siano ricevute o ottenute prima, durante o dopo il procedimento stesso». E per chi non vorrà adeguarsi al nuovo corso della storia della Rupe, la legge prevede sanzioni pesanti. «Chiunque ostacoli l'attività dell'Ufficio centrale di collegamento o che non evada le richieste nelle modalità indicate dallo stesso ufficio, o che le evada parzialmente, è punito con una sanzione pecuniaria amministrativa da 1.000 a 50.000 euro», recita l'articolo 4 della nuova norma. Le sanzioni saranno poi moltiplicate per due nel caso in cui, oltre alla condotta irregolare, venga fatto ricorso a mezzi fraudolenti.

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