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Ruocco “Va bene la Cdp in cordata per la Borsa ma bisogna monitorare il mercato dei bond”

Carla Ruocco, deputata M5s e presidente della Commissione d’inchiesta sulle banche, va bene così?
«Che Borsa spa e le sue partecipate, anzitutto Mts, che gestisce il mercato dei titoli di Stato, siano strategiche è fuori dubbio. Ma io avrei preferito l’impostazione iniziale con la vendita di Mts separata, per realizzare il riassetto di governance che sostengo da tempo: un’agenzia pubblica per monitorare il debito quotato, con sotto una Mts privata a dare liquidità ai Btp sul mercato secondario. Per questo sarebbe strategico, a prescindere da chi vince l’asta, che Mts resti sotto la regia pubblica».
Quali opportunità auspica invece per le società quotate?
«La Borsa, assai meglio di quanto fatto finora, deve diventare un reale canale di trasmissione dei capitali di rischio. Mi aspetto impegni rilevanti che il nuovo proprietario dovrà assumersi verso la nazione: investimenti in tecnologia, maggiore attrattività per le Pmi, impegni di risorse umane e sede italiana, sviluppo dei dati insieme alle locali Università. Il golden power e i nuovi poteri della Consob ci aiuteranno a monitorare gli sviluppi».
Lei chiede di ritrattare con l’Ue il dossier Mps per farne la bad bank italiana. Su che basi?
«Dopo il Covid è drammaticamente diverso lo scenario. L’Europa ha, per la prima volta, abbandonato l’austerity puntando su politiche di sviluppo contro la crisi. Una rivoluzione copernicana. Per affrontarla, l’Italia deve mostrare visione strategica, e gestire i prossimi passaggi su Mps per rafforzare il sistema bancario e non indebolirlo, come sarebbe in caso di cessione a gruppi stranieri. L’esempio è la Spagna con la fusione guidata dal governo tra Caixa e Bankia».
Mps ha poco capitale e crediti malandati. Come può diventare un gestore di crediti per tutto il Paese?
«Mps ha 1.436 filiali, 100 miliardi di raccolta e 82,5 di impieghi. Dopo la vendita di crediti ad Amco, può continuare a svolgere un ruolo importante nei servizi di banca e finanza. Io auspico che l’uscita del Tesoro avvenga tramite integrazione con altro gruppo, creando un terzo campione italiano. I candidati non mancano: a mero titolo di esempio cito Banco Bpm, Bper, Credem. In analogia con l’operazione Intesa-Ubi, le filiali Mps eccedenti le soglie antitrust potrebbero andare ad altri: ho già lanciato l’idea che la rete meridionale degli sportelli Mps possa entrare nel polo nascente sulla Popolare di Bari spa. Da ultimo, la licenza bancaria di Mps, il residuo portafoglio sofferenze e le strutture centrali potrebbero integrarsi con Amco creando un gestore di crediti che fronteggi lo strapotere dei fondi stranieri che si comportano da “avvoltoi”, e senza supportare le posizioni debitorie fanno il mercato comprando Npl dalle banche».
Come convincere il Tesoro, determinato a vendere Mps presto e a qualunque costo?
«Il rischio di cristallizzare una perdita oltre i 7 miliardi di euro dovrebbe essere già un argomento.
Sempre che, visto il significativo contenzioso che grava sulla banca, che ha richieste danni per 10 miliardi di euro, alla fine non si debba venderla con ulteriore dote in denaro. Alla exit strategy del Tesoro serve una prospettiva diversa».
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