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Rumore, Regioni indietro

Sono pochi gli appigli che la normativa, nazionale e regionale, offre agli acquirenti di immobili per difendersi dal rumore. A fronte di qualche sporadico ma significativo passo in avanti, come nel caso della Regione Marche che, unica nel panorama nazionale, prevede che l’acquirente o il conduttore del l’immobile abbiano diritto a un risarcimento del danno in caso di mancato rispetto dei requisiti acustici minimi, sono ancora molte le autonomie che non hanno messo a punto leggi specifiche sull’inquinamento acustico e nelle quali l’unico punto di riferimento è costituito dal vecchio Dpcm del 5 dicembre 1997.
Nessuna legge è vigente in: Abruzzo, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Molise, Piemonte, Sicilia, Toscana e Veneto. Mentre altrove la situazione è a macchia di leopardo. Soltanto il Friuli Venezia Giulia (Lr 16/2007) prevede contributi a fondo perduto fino al 50% della spesa sostenuta per l’incremento dei requisiti acustici passivi degli edifici. Una normativa avanzata è in vigore anche in Calabria: nella legge 34/2009 si specifica che i progetti dei requisiti acustici passivi degli edifici devono essere redatti da tecnici competenti in acustica, sia per le nuove costruzioni che per il recupero del patrimonio edilizio esistente. Ma le modalità costruttive sono regolate da una delibera, che non è ancora stata emanata. Inoltre, i maggiori volumi del fabbricato conseguenti al rispetto dei requisiti acustici non sono computati nel calcolo delle cubature.
La Calabria prevede anche che i valori di isolamento raggiunti devono essere certificati mediante collaudo acustico, da presentare in caso di compravendita o di locazione dell’immobile. Il certificato acustico ha valore decennale.
Molto avanti appaiono anche le leggi delle Regioni Lombardia (legge 13/2001), Marche (28/2001), Puglia (legge 3/2002) e Umbria (da ultimo legge 8/2006) che prevedono, oltre al progetto redatto dal “tecnico competente”, che i requisiti acustici siano rispettati anche in caso di interventi sul patrimonio edilizio esistente in modo da pareggiare, nel tempo, i requisiti acustici del patrimonio edilizio nazionale o meglio, da rendere più conveniente la ricostruzione ex novo del patrimonio edilizio del primo dopoguerra e privo di valore storico. La Regione Marche, però, dice qualcosa in più: specifica che il certificato acustico ha validità decennale, che deve essere prodotto in caso di vendita o di locazione dell’immobile e che in caso di mancanza può essere richiesto al Comune (a proprie spese) il quale ha facoltà di accesso ai locali per redigerlo ex novo mediante collaudo.
In Friuli Venezia Giulia, Marche, Sardegna e Umbria la progettazione dei requisiti acustici costituisce documentazione integrante per la domanda di concessione edilizia o della denuncia di inizio attività. Le Regioni Marche, Sardegna Umbria e Valle D’Aosta prevedono controlli (collaudi acustici) a campione, gestiti dai Comuni per mezzo delle Arpa, sui fabbricati per i quali si richiede l’agibilità. In tutti i casi il direttore lavori assevera il rispetto dei requisiti acustici e si assume la responsabilità di tale dichiarazione.
Le norme statali
A livello centrale i vincoli e le prescrizioni normative in materia di isolamento acustico in edilizia sono normati dal Dpcm del 1997 («Determinazione dei requisiti acustici passivi degli edifici»). Il provvedimento indica i valori limite dei requisiti acustici delle strutture e degli impianti da rispettare per edifici di nuova costruzione e/o da ristrutturare.
Il Dpcm specifica i limiti del potere fonoisolante minimo delle partizioni di edificio a confine con l’esterno (le facciate, i tetti) e a confine tra diverse unità abitative, nonché la massima rumorosità degli impianti interni all’edificio stesso. I valori di riferimento vanno raggiunti in opera mentre non è chiaro se questi valori minimi vadano rispettati anche dagli interventi sul patrimonio edilizio esistente e non solo sul nuovo.
Poco prima che entrasse in vigore il Dpcm la sola Provincia autonoma di Trento aveva legiferato in materia prevedendo l’obbligo di una relazione acustica di progetto che descriva le modalità e le tecniche costruttive necessarie al raggiungimento di parametri di isolamento acustico dell’edificio che sono risultati poi diversi rispetto a quanto previsto dal decreto statale. I valori devono essere conseguiti a livello progettuale e non in opera come invece prescrive il Dpcm. La legge locale non è stata modificata.

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