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Ruffini, senza proroga 8,5 milioni di notifiche

Lo tsunami del Fisco è in arrivo il 1° giugno. Con la ripresa dell’attività ordinaria dell’agenzia delle Entrate e di quella della riscossione, i contribuenti italiani meno fedeli, in errore o in debito con l’Erario si vedranno sommergere fino al 31 dicembre prossimo da oltre 33 milioni di atti di accertamento, notifiche, lettere di compliance e cartelle esattoriali. A lanciare l’allarme è stato ieri il direttore dell’agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, nel corso dell’audizione in commissione Finanze e Attività produttive della Camera sul decreto legge per le imprese. «A partire dal prossimo 1° giugno ed entro il 31 dicembre 2020 – ha ricordato il direttore – l’agenzia delle Entrate dovrà provvedere alla notifica di circa 3,7 milioni di atti e comunicazioni di accertamento a cui si aggiungono altri 4,8 milioni di atti e comunicazioni, sempre in scadenza il 31 dicembre prossimo (avvisi bonari, lettere di compliance ecc.)». In totale si tratta di 8,5 milioni di notifiche che, come ha voluto precisare Ruffini, sono dovute per legge dopo la cancellazione da parte del Senato della norma del Cura Italia che estendeva a due anni i termini di accertamento: «una norma a favore del contribuente che avrebbe consentito all’agenzia di dilazionare nel tempo l’attività di accertamento e l’invio delle comunicazioni a cittadini e imprese».

Il conto degli atti in arrivo si amplia fino ad oltre 33 milioni di notifiche se si aggiungono i 25 milioni di cartelle esattoriali e atti dell’agente della riscossione che, come ha precisato il direttore, «a prescindere dalla norma ora cancellata in quanto non prevista per l’attività dell’agenzia della Riscossione», è pronto a riaccendere la macchina e a ripartire dal prossimo 1° giugno con il recupero dell’attività ordinaria delle somme iscritte a ruolo.

In sostanza, ha precisato il direttore, «ci muoviamo all’interno di un perimetro normativo e non abbiamo bisogno di due anni in più per la nostra operatività». Come dire ai parlamentari che lo audivano, senza una proroga siamo pronti ad agire.

Per dare un’idea della mole degli atti che fino ad oggi sono stati bloccati con le sospensioni adottate dal Governo con i decreti legge sull’emergenza Covid-19, Ruffini ha ricordato ai deputati che da fine febbraio scorso è stato sospeso l’invio di 300mila lettere di compliance sulle comunicazioni periodiche Iva e 250mila avvisi bonari, emersi dai controlli automatizzati delle dichiarazioni. A questi si aggiungono 15mila accertamenti ordinari, 200mila parziali automatizzati, 4.700 procedimenti di adesione e ben 3 milioni cartelle di pagamento bloccate dalla sospensione dell’agenzia Entrate-Riscossione.

Sulle somme iscritte a ruolo, anche perché sollecitato dal presidente della commissione Raffaele Trano, Ruffini ha reso noto che il magazzino di Equitalia, «a causa delle continue rottamazioni che hanno rallentato o sospeso l’attività ordinaria», è pari a 954,7 miliardi di euro. Di questi, tolti i miliardi dovuti da soggetti falliti, deceduti o cessati, nullatenenti o perché legati a provvedimenti di autotutela o bloccati da sentenze o ancora perché già riscossi con l’utima rottamazione, restano 14,7 miliardi oggetto di rateizzazione e ben 410,1 miliardi riferiti a contribuenti nei confronti dei quali l’agente della riscossione ha svolto azioni esecutive o cautelari senza successo. Per altro il 67,6% delle somme residue è relativo all’1,3% dei contribuenti che hanno maxi debiti residui superiori a 500mila euro. Il 45% dei debitori dello Stato, invece, ha cartelle per importi inferiori a 1.000 euro pari all’1,8% delle somme che possono essere ancora recuperate.

Miliardi di tasse e contributi non pagati non sfuggiti all’attenzione dell’ex sottosegretario all’Economia, Massimo Bitonci (Lega) che ha sollecitato una riapertura della pace fiscale con una nuova rottamazione per l’anno 2018 e una definizione agevolata delle liti. Possibilità rimessa alla volontà del legislatore e del decisore politico da parte del Direttore. Anche in questo caso, come dire, la materia prima c’è, decidete voi.

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