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Ruffini: fondo perduto e rimborsi, nel 2020-2021 dal Fisco 50 miliardi per imprese e famiglie

Immettere liquidità per sostenere un sistema produttivo al collasso generato dalla pandemia e dalle misure restrittive anti Covid. È stato l’input piombato nel marzo del 2020 sulla scrivania del direttore dell’agenzia delle Entrate e che ha spinto Ernesto Maria Ruffini a trasformare, come disse allora in audizione alla Camera, le Entrate in un’agenzia delle «Uscite». Una scommessa vinta? Non tutti avranno ricevuto quanto si aspettavano ma, come spiega Ruffini al Sole 24 Ore, la liquidità immessa nel sistema a sostegno di famiglie e imprese ha superato i 50 miliardi di euro. Ai 21 miliardi di contributi a fondo perduto si devono aggiungere i 30 miliardi restituiti dalle Entrate ai contribuenti sotto la voce rimborsi. A completare il quadro la piattaforma per la cessione dei crediti d’imposta. Una procedura che da ottobre 2020 sui soli bonus edilizi ha messo in moto cessioni di crediti e sconti in fattura per 9,4 miliardi. Ora dopo gli ultimi 18 mesi vissuti sull’ottovolante, Ruffini guarda già alle prossime tappe che puntano alla riscrittura di un nuovo fisco più semplice e su un ricorso all’innovazione tecnologica per non venire meno al core business dell’Agenzia, ovvero la lotta all’evasione.

Dopo oltre un anno di emergenza sanitaria ed economica esiste un Piano di ripartenza e resilienza del Fisco italiano?

In realtà l’attività dell’agenzia delle Entrate non si è mai fermata, neppure durante l’emergenza. Lo dimostra l’attuazione delle misure di sostegno economico decise dal Governo, a cominciare dall’erogazione dei contributi per le partite Iva direttamente sui conti correnti nell’arco di pochissimi giorni, una sfida sulla quale non so quanti avrebbero scommesso. Tutto questo è stato possibile perché già prima avevamo investito sulla digitalizzazione, che si dimostra sempre più fondamentale, non solo nella normalità ma soprattutto in situazioni di emergenza. Per il resto, più che di ripartenza parlerei di rilancio: proprio le opportunità offerte dall’innovazione tecnologica dimostrano la possibilità di migliorare, innovare e potenziare le nostre azioni.

Siamo alla vigilia della presentazione della legge delega di riforma del sistema tributario. Dismettendo la giacca da direttore delle Entrate, ci dica tre interventi irrinunciabili che vorrebbe vedere realizzati.

Metto in ordine le mie priorità: semplificare, semplificare, semplificare. E poi effettuare una seria operazione di riordino, raccogliendo tutta la normativa in Testi unici. Il nostro sistema è ancora una giungla in cui l’evasore riesce facilmente a nascondersi e l’onesto rischia di smarrirsi. Bisognerebbe inoltre rivedere le tax expenditures e riorganizzare la giustizia tributaria. Per garantire più efficienza e più chiarezza anche per i contribuenti occorrono norme comprensibili, ma soprattutto facilmente attuabili anche in programmi informatici: l’Amministrazione finanziaria potrebbe così concentrare l’attività di controllo sul contrasto delle reali condotte evasive.

Per restare in tema di riforme, quali dovrebbero essere le tre azioni irrinunciabili per rimettere in moto la macchina della riscossione?

Nel corso di vent’anni si sono accumulati in magazzino oltre mille miliardi non riscossi tra entrate erariali, contributi previdenziali e tributi locali: una cifra con cui si potrebbe ridurre la pressione fiscale e finanziare una miriade di interventi pubblici. È quindi evidente che ci sono ampi margini di miglioramento. Anche in quest’ambito, un’opera di accorpamento, sfoltimento e revisione delle norme porterebbe significativi vantaggi. A cominciare dalla necessità di razionalizzare la farraginosità di alcuni istituti, come la rateizzazione. C’è poi l’annoso tema dei carichi pregressi, che obbligano l’Agenzia a una defatigante attività riguardante crediti spesso privi di concrete prospettive di riscossione.

La sua idea di un regime completamente per cassa riservato agli autonomi è tramontata?

Le idee non appartengono mai a nessuno, restano nell’aria, a disposizione di chi voglia prenderle in considerazione. La proposta era un modo per offrire respiro alle partite Iva e la rateizzazione dei versamenti contenuta nel documento conclusivo delle Commissioni parlamentari va comunque in quella direzione.

Sulla riscossione c’è da sistemare da tempo anche la questione dell’aggio su cui la Consulta ha indicato al Parlamento la necessità di una riforma. Lei in più di un’occasione ha citato le esperienze estere per una remunerazione a carico della fiscalità generale. È ancora della stessa idea?

È ormai anacronistico che la riscossione sia ancora fondata essenzialmente sull’aggio, non essendo più affidata ai privati. Non si possono scaricare su alcuni singoli contribuenti, ancorché morosi, i costi dell’intero sistema.

Il periodo della pandemia è stato caratterizzato da rinvii di pagamenti e di notifiche di atti da parte dell’Agenzia. Come gestirete il ritorno alla normalità?

Durante la sospensione legata alla pandemia gli atti sono stati elaborati sia da Entrate che da Riscossione ma non notificati. Per evitare un ingorgo difficilmente gestibile abbiamo previsto un piano di smaltimento che consente una distribuzione nel tempo, in coerenza con i termini stabiliti dal legislatore, a cominciare dagli atti in scadenza. Le Entrate hanno già ripreso le notifiche, Ader secondo gli ultimi interventi normativi riprenderà a settembre. Nonostante la sospensione, fra marzo 2020 e giugno 2021 circa 2 milioni di contribuenti hanno effettuato almeno un pagamento; quasi la metà di chi aveva un piano di rateazione, cioè mezzo milione di persone, ha proseguito regolarmente a pagare; la gran parte dei contribuenti interessati dalla rottamazione ter e dal saldo e stralcio, infine, pur potendo differire il saldo delle rate in scadenza, ha effettuato almeno un versamento e un terzo di loro ha addirittura proseguito a pagare entro i termini originariamente previsti. Siamo un Paese migliore di quanto immaginiamo.

Siete ancora in prima linea nella gestione dei sostegni alle imprese in crisi. Qual è il bilancio dell’agenzia delle «Uscite»?

In un momento davvero difficile, l’Agenzia si è dovuta riorganizzare per garantire in tempi rapidi il sostegno necessario per supportare le famiglie, le attività economiche ed evitare il collasso del sistema. Nell’ultimo anno e mezzo abbiamo erogato 21 miliardi di euro di contributi a fondo perduto. Ma non va neppure dimenticato che nello stesso periodo l’Agenzia ha continuato a svolgere la sua attività ordinaria, erogando in tempi celeri 30 miliardi di euro di rimborsi fiscali.

Con il decreto Sostegni bis appena approvato questa operazione non è ancora finita. Dovete definire la piattaforma per il calcolo perequativo sulla base degli utili. Quando arriverà?

Siamo già al lavoro per definire la procedura. Occorrerà poi elaborare la banca dati delle dichiarazioni che perverranno entro il 10 settembre per individuare i criteri che il Mef potrà adottare nell’emanazione del decreto ministeriale previsto.

Tra le tante novità di quest’anno c’è anche la gestione del superbonus e in particolare della piattaforma per la cessione dei crediti. Come sta andando?

A partire da ottobre 2020, quando abbiamo lanciato la procedura di cessione dei crediti, sono stati comunicati più di 1,2 milioni fra sconti in fattura e cessioni di crediti relativamente al complesso degli interventi sul patrimonio edilizio, per un valore complessivo di 9,4 miliardi di euro. Il solo superbonus 110% finora vale oltre 3 miliardi.

Per restare in tema di superbonus è possibile qualche intervento interpretativo ulteriore per semplificare l’agevolazione?

Sull’argomento abbiamo già risposto a oltre 5.700 domande di chiarimento, emanato due circolari, quattro provvedimenti e pubblicato due guide, oltre a una sezione ad hoc sul sito dell’Agenzia che viene aggiornata di continuo. Se ci saranno nuove richieste di delucidazioni o modifiche normative naturalmente interverremo di nuovo.

Il ricorso ai bonus e superbonus edilizi quanto incide in termini di emersione dal nero?

La necessaria tracciabilità dei pagamenti di quelle operazioni alle quali è legata un’agevolazione fiscale consente sempre di evitare pagamenti in nero. Gli effetti, specie delle misure più recenti come il superbonus, li potremo però apprezzare solo tra qualche anno. Ma il fine primario di queste misure è quello di rendere più sicure ed efficienti le nostre case. Pensiamo al sismabonus che sta dando una mano alla rinascita di intere aree del Paese colpite dai terremoti.

Nella lotta all’evasione come si coniuga il ritorno del redditometro con il progetto più sofisticato dell’intelligenza artificiale finanziato anche con le risorse dell’Unione europea?

L’intelligenza artificiale può dare un grande contributo nel contrasto all’evasione, specie quando si hanno risorse umane limitate, come nel nostro caso, a fronte di decine di milioni di contribuenti. Per questo stiamo puntando su una gestione massiva e digitalizzata che, pur garantendo il contraddittorio, impiega software specialistici e piattaforme avanzate di analisi dei dati, in linea con quanto previsto dal Pnrr inviato a Bruxelles dal Governo Draghi. Facciamo il caso delle frodi carosello, realizzate con un elevato numero di transazioni commerciali da un elevato numero di “cartiere” spesso dislocate in vari Paesi. Con la network analysis si potrà avere una immediata evidenza dei rapporti esistenti, individuando anche soggetti apparentemente non coinvolti. E conoscendo i tratti distintivi di una singola frode, si potranno individuare le reti con una struttura similare che potrebbero nascondere condotte analoghe.

La fattura elettronica si sta rivelando una vera e propria miniera di dati. Quante informazioni avete raccolto?

Dall’avvio dell’obbligo generalizzato parliamo di oltre 5 miliardi di e-fatture veicolate dallo Sdi, che la pandemia ha mostrato quanto sia prezioso. I dati in nostro possesso ci hanno infatti consentito di fornire al Governo gli elementi per decidere come intervenire, a cominciare dalle stime per le coperture. Ma lo Sdi è stato utile anche per le imprese: con gli uffici postali chiusi per il lockdown come avrebbero spedito le fatture? Anche se in pochi ci credevano, è un’altra scommessa che si è rivelata vincente. Soprattutto, uno strumento più semplice di quanto si ritenesse. Molti Paesi Ue, fra cui Germania, Francia e Polonia, ci hanno chiesto informazioni per poter replicare il nostro modello.

Spesso un freno all’utilizzo dei dati, pensiamo proprio alla fattura elettronica, è arrivato dal Garante della privacy. Come state superando queste divergenze di vedute in modo da rendere più efficace il vostro intervento?

Col Garante è in corso una costante interlocuzione e sono certo che dopo l’estate sapremo giungere a un soddisfacente punto di equilibrio. Non dobbiamo dimenticare che il sacrosanto diritto alla privacy del singolo va coniugato con quello della collettività, altrettanto sacrosanto, di non dover pagare le tasse anche per conto di chi le evade.

L’Amministrazione ha la possibilità di incrociare i dati di 161 database. In passato siete stati rimproverati per un uso inefficiente delle informazioni. Come state lavorando per superare queste difficoltà?

Ci aspettiamo risultati significativi dall’adozione dei sistemi di pseudo-anonimizzazione delle banche dati, perché consentono una analisi massiva ma non invasiva della privacy dei contribuenti. Ci stiamo lavorando col Garante.

Le operazioni di controllo di quest’anno saranno incentrate anche sul recupero degli aiuti Covid non spettanti. Quali sono le anomalie sulle quali focalizzerete la vostra attenzione?

Per pagare tempestivamente i sostegni, al momento dell’erogazione ci siamo basati sulle autodichiarazioni e sui controlli preliminari, rinviando a una fase successiva quelli più puntuali. Era giusto, in un momento drammatico, che la priorità fosse la celerità delle erogazioni. Adesso è arrivato il momento di verificare se qualcuno ne ha approfittato. Le attività di controllo sono già partite, focalizzando l’attenzione in prima battuta sulle principali anomalie dichiarative e del fatturato. E grazie all’immancabile supporto dell’intelligenza artificiale, è già stata svolta una prima attività di analisi a livello centrale.

Un tema su cui l’Agenzia insisterà molto anche quest’anno è quello della compliance e delle pagelle fiscali. In particolare, per queste ultime, è emersa una rilevante efficacia nell’aumentare i redditi dichiarati. In che modo cercherete di ampliare gli strumenti premiali per i contribuenti diligenti?

I dati relativi ai primi due anni di applicazione sono confortanti e mostrano che i benefici rappresentano un concreto incentivo all’emersione. Le modalità per accedervi sono due: ottenendo un certo punteggio nell’ultimo anno di imposta oppure, se non è abbastanza alto, nelle annualità precedenti. In questo modo si può tener conto della “storia fiscale” del contribuente e premiare situazioni di affidabilità costanti nel tempo. Ma i benefici sono definiti dalla legge: per un ampliamento servirebbe un’apposita norma.

L’Agenzia si sta proponendo sempre più come un fornitore di servizi a distanza per i contribuenti. Pochi giorni fa avete ampliato ulteriormente l’ambito dei servizi, per esempio in materia di successione. Quali saranno i prossimi passaggi?

Abbiamo attivato una nuova sezione del portale dei servizi telematici, fornendo nuove prestazioni come il certificato di attribuzione del codice fiscale e della partita Iva. Anche la consegna dei documenti ora si può fare da remoto: interessa 2 milioni di contribuenti l’anno, che potranno evitare di recarsi allo sportello. Il futuro passa dal continuo sviluppo dei servizi online: si possono decongestionare gli uffici e consentire all’Agenzia di lavorare meglio. È impensabile, oltre che inaccettabile, che cittadini, imprese e professionisti debbano perdere il loro tempo a uno sportello quando non è necessario.

Che bilancio date della dichiarazione precompilata? Che obiettivi vi siete posti per la precompilata Iva?

L’Agenzia prepara la dichiarazione dei redditi per 21 milioni di contribuenti sulla base delle informazioni in suo possesso. È un lavoro preventivo che viene messo a disposizione di cittadini, consulenti e Caf, il cui ruolo si è rivelato indispensabile nei processi di digitalizzazione, affinché si possano verificare i dati inseriti e non si debba partire da zero nella compilazione. L’obiettivo è sempre di ridurre al minimo gli adempimenti e sfruttare il più possibile il patrimonio informativo di cui disponiamo. Ormai un cittadino su quattro accetta i modelli precompilati senza integrazioni o modifiche. A settembre, col via alla precompilata per liquidazioni periodiche, registri e dichiarazione Iva, chiuderemo il cerchio.

Come procede la nuova direzione centrale coordinamento normativo, apprezzata dalle imprese e dagli operatori a cui ha affidato il delicato compito di produrre circolari quadro? Quando entrerà a pieno regime?

L’assetto organizzativo dovrebbe essere completato a breve, ma ci tengo a sottolineare che non si tratta di una nuova direzione: era stata soppressa per un paio di anni, ma alla luce della sua importanza si è deciso di reintrodurla nuovamente. Oltre alla funzione interpretativa sulla fiscalità diretta e indiretta per la redazione delle circolari relative alle norme più recenti, la Direzione svolge un’importante attività di supporto tecnico al Mef sugli atti parlamentari.

Questo è stato anche il periodo del lavoro da remoto. Spesso i contribuenti si lamentano di difficoltà nel trovare interlocutori, soprattutto negli uffici periferici. A che punto è la situazione?

Durante la pandemia l’Agenzia ha comunque sempre garantito un minimo di presidio degli uffici, cercando al contempo di promuovere i servizi “da casa”: l’80% delle prestazioni è stato erogato così. Abbiamo potenziato gli appuntamenti su prenotazione e i canali telefonici per cercare di risolvere la casistica più agevole, anche attraverso la possibilità di ricevere chiamate direttamente dagli uffici. Ora è in sperimentazione il nuovo servizio di videochiamata.

Il fisco digitale richiede nuove professionalità e un evidente ricambio generazionale. Quale strategia seguirete?

A causa del blocco del turnover, negli anni il personale si è drasticamente ridotto. Nei prossimi mesi bandiremo circa 3.300 assunzioni tra funzionari tributari, data scientist, esperti in fiscalità internazionale e ingegneri. Occorre una integrazione delle competenze, immettendo in ruolo nuove risorse in grado di gestire un sistema fiscale che è radicalmente cambiato per effetto della digitalizzazione.

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