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R&S, credito d’imposta selettivo

Il credito di imposta alla ricerca sembra aperto a tutti, ma attenzione non tutte le attività di ricerca, svolte dalle imprese sono riconducibili alla R&S agevolabile. Da evidenziare che se le imprese utilizzano il credito di imposta in modo inappropriato sono soggette a sanzioni fino al 200% di quanto utilizzato. Inoltre rischiano conseguenze penali, legate alle eventuali false attestazioni. L’agevolazione sembra semplicissima: calcolo della media del triennio precedente, «possibilmente bassa», conteggio dei costi dell’attività di ricerca svolta nell’anno 2015, raffronto con la media precedente, sulla differenza applicazione della percentuale spettante e utilizzo diretto dal 1° gennaio con F24. Le imprese anche se in perdita, non versano i contributi ai dipendenti e compensano. Tutto facile per chi non è dentro la materia.

Bonus ricerca. Il credito di imposta per attività di ricerca e sviluppo introdotto dalla legge di stabilità 2015 è un’agevolazione operativa a partire dalle spese dell’esercizio 2015 fino a quelle dell’esercizio 2019. A seconda della tipologia di spesa si può usufruire di un bonus del 25% (personale non altamente qualificato, ammortamenti strumenti e attrezzature, privative industriali) o del 50% (personale altamente qualificato, consulenze esterne).

I principali requisiti per poter accedere all’agevolazione sono di avere sostenuto almeno 30 mila euro di costi finanziabili nell’anno di riferimento per attività di ricerca e sviluppo. Ma l’agevolazione non viene concessa sul totale delle spese sostenute ma sull’incremento rispetto alla media delle stesse spese nel triennio 2012-2014, triennio di riferimento che resta fisso fino al 2019. L’agevolazione è automatica, non è quindi soggetta a istruttorie, è sufficiente che al bilancio sia allegata la relazione del revisore contabile che attesta il sostenimento delle spese e l’incremento rispetto alla media del triennio per il quale si beneficia delle agevolazioni.

Che cosa vuol dire fare ricerca nelle imprese oggi? Anche qui la risposta sembra semplice, cioè attività di ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale. Ma i professionisti e le imprese che vogliono ottenere il credito di imposta alla ricerca si stanno domandando cosa vuol dire esattamente «prodotti, processi o servizi nuovi migliorati o modificati», ossia migliorato rispetto a che cosa?

Al prodotto esistente o allo stato dell’arte? In questo ultimo caso quale è lo stato dell’arte da considerare, regionale, nazionale o comunitario? Può venire in soccorso il Manuale Frascati con le specifiche sulla ricerca e sviluppo e il manuale di Oslo con quelle sull’innovazione che danno dei confini maggiormente precisi.

Roberto Lenzi

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