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Roubini:“Eurozona balcanizzata se la mossa della Bce sui bond cederà al diktat della Germania”

Se passa la linea della Bundesbank di caricare il rischio sulle banche nazionali, il quantitative easing fallisce miseramente. «Se questa è l’intenzione, come scrivono i media tedeschi, sarebbe quasi meglio non farlo perché anziché risolvere i problemi contribuirebbe alla balcanizzazione finanziaria dell’Europa e alla disgregazione dell’euro», sentenzia Nouriel Roubini, il guru della Nyu che ha appena consegnato ai clienti del suo thinktank Rge (Roubini Global Economics) un rapporto sulle incognite dell’operazione che dovrebbe vedere la luce giovedì. «Sarebbe una marcia indietro che vanificherebbe la promessa di Draghi di fare qualunque cosa per l’euro nonché la conseguente adozione dell’Omt appena dichiarata legale dalla Corte di Giustizia».

Le opzioni sono tre. Due equivalgono, secondo il rapporto, alla fine dell’Unione monetaria: il decentramento del 100% degli acquisiti alle banche nazionali e la ripartizione 50-50 o anche 70-30 fra Bce e banche centrali. «L’unica via, se i tedeschi continuano a insistere, è una terza ipotesi», spiega Brunello Rosa, il capo economista dell’Rge che ha redatto il rapporto. «Gli acquisti vengono fatti sulla base dell’apporto di capitale del singolo Stato al bilancio della Bce, la cosiddetta capital key, ma “pesati” per il rischio di credito. Così si “protegge” il bilancio dell’Eurotower e si viene incontro alle richieste della Bundesbank: la Bce compra il 100% della capital key di un Paese con la tripla A (per esempio il totale del 18% della Germania), il 90 di uno con la doppia A e così via fino al 50-60 di una tripla B come l’Italia o al 10% di una singola B come la Grecia. Significa che la Bce compra solo un importo minimo dei bond greci. L’azzardo morale sarebbe limitato pur senza escludere nessuno». È quest’ultima un’accortezza fondamentale: «Escludere la Grecia sarebbe un’intromissione inaccettabile nella campagna elettorale – dice Roubini – e indurrebbe una corsa alla svendita dei bond di Atene dagli effetti potenzialmente catastrofici per Atene prima e per l’Eurozona poi». Altro punto da definire è l’ammontare dell’operazione. «Non credo che alcuna decisione sia ancora sicura- scrive il report – come è tradizione della Bce dove le misure più importanti sono decise all’ultimo momento». Per Roubini non si dovrà scendere sotto i mille miliardi in due anni, che poi è la quota di bilancio Bce che Draghi vuole raggiungere. Senza adottare formule tipo open end ( 40 miliardi al mesesenza limite) o 500 miliardi in un anno. «È meglio che la Bce prenda la decisione tutta in una volta senza lasciare margini di indefinitezza di fronte ai quali il mercato è spiazzato e l’Eurotower perde credibilità». Che si debba puntare sul Qe, insiste lo studio, è dovuto all’accoglienza tiepida sui mercati delle altre misure (Abs, covered bond, prestiti Tltro). Infine, cosa comprare: «C’è una richiesta italiana – spiega Rosa – perché siano compresi titoli non solo di Stato, i più liquidi, ma le tranche più rischiose delle Abs, i pacchetti di crediti in sofferenza. C’è l’offerta della Banca d’Italia, del Tesoro e della Cdp per garantirle: il pericolo è che la garanzia di un Paese a tripla B su crediti deteriorati valga poco e sia presa a pretesto dalle agenzie di rating per un ulteriore declassamento ».
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