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Rottura sul contratto dei bancari “Tagli drastici, sciopero a gennaio”

«Non c’era tensione, solo un po’ di rassegnazione. Serve che scorra ancora un po’ di sangue: ma abbiamo ancora tempo per conciliare le posizioni». Così un protagonista del negoziato tra banchieri e bancari per rinnovare il contratto nazionale per un triennio ha commentato la rottura di ieri mattina, foriera di scioperi a gennaio per i 309mila lavoratori del credito.

Manca oltre un mese alla scadenza
della proroga di contratto. Le parti distano sui soldi, che in forma di liquidità al settore sono montagne (grazie alla Bce) ma pochi come utili di bilancio: le banche italiane hanno una redditività che non supera il 2% e un costo del capitale almeno dell’8%, e lo squilibrio affila gli artigli dei “falchi” che dentro l’Abi vorrebbero imporre ora una strutturale riduzione del costo del lavoro. Per questo i banchieri avevano disdettato, un anno e mezzo fa, il contratto. Poi è tornata a trattare dopo lo sciopero di un anno fa. Ma il perdurare della crisi — e forse l’atteggiamento del governo Renzi che non ha rinnovato il Ccnl del pubblico impiego — dà nuovi argomenti a chi vuole sforbiciare i costi di un settore dove la produttività per dipendente è inferiore alla media Ue. Per tutto questo il mandato Abi al rappresentante Alessandro Profumo è di non cedere sul taglio di scatti di anzianità e inquadramenti, revisione di calcolo del Tfr, ridotta area contrattuale, recupero di inflazione all’1,85% triennale (il sindacato vuole il 6%). «Pregiudiziali inaccettabili » per i sindacalisti, che dopo un’ora hanno lasciato il tavolo: «Abbiamo rotto. Riuniremo le assemblee dal 15 dicembre e diamo un orientamento per lo sciopero nazionale da indire un mese dopo», ha detto il segretario Fabi Lando Sileoni. Per il segretario Fiba Giulio Romani la proposta Abi comporta dal prossimo anno tagli al costo del lavoro da 500-600 milioni, un 20% di minor stipendio (3.200 euro) ai nuovi assunti: «Si vuole scaricare sui lavoratori il costo della crisi quando il vero problema è l’attivo deteriorato delle banche». Per il segretario Uilca Massimo Masi la proposta Abi è «del tutto irresponsabile ». Agostino Megale della Fisac ha detto: «L’Abi non ha superato la pregiudiziale sul costo del lavoro, ovvero scatti d’anzianità e Tfr. Tale atteggiamento impedisce un negoziato fondato sulla pari dignità». I datori bollano come «anacronistiche » le rivendicazioni: «Nel ricordare i cambiamenti strutturali che il settore sta attraversando, l’Abi ha ribadito la volontà di discutere di salvaguardia del potere d’acquisto e trovare soluzioni innovative che diano sostenibilità a banche e lavoratori. L’anacronistica indisponibilità dei sindacati a valutare tali aperture ha portato allo stallo». Al di là di schermaglie di rito, le controparti negozieranno in modo ufficioso a dicembre. Sul Tfr paiono facili, mentre su scatti e perimetro contrattuale il negoziato è in salita. Altre istanze potrebbero essere affrontate con logica transitoria: sacrifici pro tempore da revocare qualora la redditività settoriale migliori. Improbabile, comunque, una revoca unilaterale del contratto da parte dell’Abi: anche perché, allo stato, ne deriverebbe un costo del lavoro in aumento, dovendo applicare il calcolo ampliato del Tfr di legge o accordi sostitutivi e integrativi. E l’idea di disdettare anche quelli sembra eccessiva, in un settore ad alto consociativismo dove negli ultimi 13 anni c’è stato un solo sciopero.
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