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Rottamazioni liti, confini ristretti

L’estinzione automatica delle controversie tributarie ultradecennali pendenti davanti alla commissione tributaria centrale opera anche in caso in cui l’amministrazione finanziaria sia risultata solo parzialmente soccombente, purché la decisione di secondo grado sia conforme a quella precedente. Questo presupposto non si realizza, pertanto, nel caso in cui vi sia difformità fra le due pronunce, compresa l’eventualità in cui il giudizio d’appello abbia visto totalmente sconfitta l’amministrazione finanziaria già parzialmente soccombente in primo grado. Inoltre, l’estinzione della controversia a seguito della definizione automatica determina, in ogni caso, il passaggio in giudicato della decisione di secondo grado, e non della prima decisione, come poteva desumersi dalla lettera della norma e affermato inizialmente dall’Agenzia delle entrate.

Sono alcune delle precisazioni più rilevanti contenute nella circolare n. 39/E del 2 ottobre 2012, con la quale l’Agenzia fornisce numerosi chiarimenti sulla cosiddetta rottamazione delle liti d’annata, a seguito delle modifiche apportate alla norma originaria con l’art. 29, comma 16-decies, del dl n. 216/2011.

L’evoluzione del quadro normativo

Secondo l’art. 3, comma 2-bis, lett. a), primo periodo, del dl n. 40/2010, le controversie tributarie pendenti in Ctc che originano da ricorsi iscritti a ruolo nel primo grado, alla data del 26 maggio 2010, da oltre dieci anni, per le quali risulti soccombente l’amministrazione finanziaria dello stato nei primi due gradi di giudizio, eccettuate quelle concernenti istanze di rimborso, sono automaticamente definite con decreto del presidente del collegio o di altro componente delegato. La disposizione, finalizzata a ridurre l’eccessiva durata dei processi tributari e ad accelerare la chiusura dei giudizi pendenti in commissione tributaria centrale, è stata ritenuta conforme all’ordinamento comunitario dalla Corte di giustizia Ue, che era stata sollecitata a pronunciarsi circa l’eventuale sussistenza dei medesimi profili di incompatibilità, nei riflessi della normativa comunitaria dell’Iva, già ravvisati dalla Corte nelle disposizioni sulle sanatorie del 2002.

In merito ai presupposti per l’estinzione automatica, con la circolare n. 37/2010 l’Agenzia aveva precisato che la disposizione trovasse applicazione solo con riferimento alle controversie tributarie pendenti per le quali l’amministrazione finanziaria sia risultata integralmente soccombente nei precedenti gradi del giudizio, escludendo quindi l’ipotesi in cui essa sia risultata, anche parzialmente, vittoriosa in almeno uno dei precedenti gradi.

Il predetto comma 16-decies del dl 216/2011, aggiunto dalla legge di conversione, è intervenuto sulla predetta disposizione disponendo:

– il differimento dal 31 dicembre 2012 al 31 dicembre 2013 del termine per l’esaurimento

dell’attività della Ctc;

– una interpretazione autentica della disposizione sulla definizione automatica delle controversie ultradecennali pendenti davanti alla Ctc, secondo cui la disposizione si interpreta nel senso che, con riferimento alle sole controversie pendenti in Ctc, nel caso di soccombenza, anche parziale, dell’amministrazione finanziaria nel primo grado di giudizio, la mancata riforma della decisione di primo grado nei successivi gradi di giudizio determina l’estinzione della controversia e il conseguente passaggio in giudicato della predetta decisione.

Al riguardo, la circolare emanata ieri dall’Agenzia, dopo avere precisato che l’interpretazione autentica riguarda solo la definizione automatica delle liti ultradecennali pendenti in Ctc (e non anche quelle pendenti davanti alla cassazione, la cui definizione è disciplinata dalla lettera b del comma 2-bis citato), modificando sul punto le precedenti istruzioni alla luce della norma sopravvenuta, osserva che, per effetto della novella normativa, la lite è definibile anche qualora il primo grado di giudizio si sia concluso con una pronuncia parzialmente sfavorevole all’amministrazione e i giudici di appello abbiano confermato detta pronuncia. Questo presupposto si realizza nei seguenti casi:

– decisione di primo grado totalmente sfavorevole all’amministrazione finanziaria, confermata in secondo grado;

– decisione di primo grado parzialmente sfavorevole all’amministrazione finanziaria, confermata in secondo grado.

Il presupposto, viceversa, non si realizza nei casi in cui la decisione di secondo grado parzialmente sfavorevole non confermi esattamente, in ordine alla domanda (indipendentemente dai motivi), la decisione di primo grado parzialmente sfavorevole.

Di conseguenza, non sono definibili le controversie ultradecennali nelle quali:

– la decisione di primo grado totalmente sfavorevole all’amministrazione sia stata riformata dal giudice di secondo grado con una pronuncia totalmente o parzialmente favorevole alla stessa;

– la decisione di primo grado parzialmente sfavorevole all’amministrazione sia stata riformata dal giudice di secondo grado con una pronuncia totalmente favorevole alla stessa;

– la decisione di primo grado parzialmente sfavorevole all’amministrazione sia stata riformata dal giudice di secondo grado con una pronuncia totalmente sfavorevole alla stessa; in questa ipotesi, pertanto, secondo l’agenzia, pur in presenza di una decisione peggiorativa (e totalmente sfavorevole) per l’amministrazione, la controversia non è definibile;

– la decisione di primo grado parzialmente sfavorevole all’amministrazione non sia stata esattamente confermata dal giudice di secondo grado.

 

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