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“Rottamazione” di 1500 sportelli e ricapitalizzazioni la calda primavera delle banche

Milano. Banche sull’orlo di una crisi di nervi. Alle prese con un modello di business che ha bisogno di molte revisioni (e che porterà, solo per le grandi, alla chiusura di 1.500 sportelli) e quasi in contemporanea con una revisione degli attivi. Il processo è appena iniziato e il manuale della Bce ha mostrato grande severità. E’ pur vero che esistono ancora margini negoziali nell’applicazione – ma certo non sarà un gioco. Men che meno per le banche italiane, che si muovono in un sistema-paese che ha perso oltre 10 punti di Pil dal 2007 ad oggi (e gli effetti si vedono negli accantonamenti monstre). Per questo, quando Mps ha alzato ancora l’asticella – da 3 a 5 miliardi – molti si sono chiesti chi sarà il prossimo: i “sospetti” si sono appuntati sulle banche di medie dimensioni. Molte hanno già comunicato – e approvato – gli aumenti di capitale. Tra queste, soggette alla prossima vigilanza Bce, ci sono ad esempio Bpm, il Creval, la Sondrio e la Vicentina; e Carige, che secondo Moody’s rischia di non farcela a superare post-Aqr, il livello minimo di patrimonio “nobile” all’8%. Ma ormai nessuno più guarda ai valori minimi. Quasi solo Bper non ha ancora alzato il velo su eventuali misure di rafforzamento e si attendono le scelte del neo-ad. Le altre banche “medie” sono ormai pronte a partire e difficilmente si faranno sfuggire questa finestra ultrapositiva di mercato: per cambiare le carte in tavola, anche se servisse, ci vorrebbe troppo tempo. Se basteranno le scorte attuali si vedrà solo in un secondo momento, verso novembre. Diverso è il discorso sull’opportunità di mettere da parte così tanto capitale (ricorrendo o meno alle tasche dei risparmiatori). Perché nel frattempo è difficile aspettarsi necessariamente – fuochi d’artificio sul fronte degli impieghi, con il rischio che la timida ripresa dell’economia venga gelata dal troppo rigore. Dettato da una Bce che vuole partire con il piede giusto, dopo aver effettuato la più severa delle “due diligence” possibili e schivando al massimo rischi reputazionali successivi.
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