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Rothschild, riassetto antiscalata

di Stefano Montefiori

PARIGI — Dopo anni di piccole manovre di avvicinamento, la famiglia Rothschild ha deciso che era venuto il momento di un «big bang» e ha annunciato la riunificazione dei rami francese e britannico del gruppo.
A guidare la nuova società basata a Parigi sarà David de Rothschild, il capo del ramo francese, che ha detto al Financial Times che i cambiamenti nella governance «permetteranno alla banca di affrontare meglio le sfide della globalizzazione in particolare nel nostro campo molto competitivo, e allo stesso tempo di assicurare alla famiglia il controllo a lungo termine della società».
In sostanza, i Rothschild avevano paura di essere preda di qualche scalatore esterno, e la nascita del gruppo unico dovrebbe almeno nelle intenzioni garantire la continuità della saga famigliare inaugurata a metà del Settecento a Francoforte dall'ebreo askenazita Mayer Amschel Rothschild, il fondatore della dinastia. Lo stemma dei Rothschild ha cinque frecce racchiuse in un pugno chiuso, a simboleggiare i cinque rami famigliari dei cinque figli di Mayer Rothschild, e in allusione al Salmo 127 della Bibbia: «Come frecce nelle mani di un guerriero». David de Rothschild è un pronipote di Mayer Amschel, e discende dal barone James che fondò una banca nel 1812 a Parigi.
L'operazione passerà per la conversione delle parti detenute dagli associati e azionisti del ramo francese Rothschild & Compagnie Banque (RCB), e del ramo britannico Rothschilds Continuation Holding (RCH), in azioni Paris Orléans (PO). In questo modo la capitalizzazione alla Borsa di Parigi di Paris Orléans dovrebbe raddoppiare. Ieri, in chiusura di seduta, è arrivata a 527 milioni di euro. Agli azionisti di minoranza di Paris Orléans verrà proposto di uscire dal capitale con un offerta di 17 euro per azione, nel corso di un'operazione che verrà condotta tra il 4 e il 15 giugno. Il titolo si è subito allineato a quel valore, guadagnando il 4,23 per cento.
La compagnia assicurativa tedesca Allianz, che detiene il 5,3 per cento del capitale di Paris Orléans, ha annunciato il suo sostegno al progetto e l'intenzione di restare nell'azionariato rinunciando a vendere la sua quota.
Paris Orléans sarà trasformata in società in accomandita per azioni, un modello di governance che permette a un gruppo di persone di mantenere il governo di una società, anche quotata in Borsa, senza correre il rischio di una scalata ostile. Secondo il comunicato diffuso ieri, «questa trasformazione renderà perenne l'impegno e il controllo della famiglia Rothschild, che costituisce un elemento essenziale della cultura del gruppo e del suo posizionamento di fronte alla concorrenza».
Il ramo britannico della famiglia risale invece al 1798, quando uno dei cinque figli di Mayer, Nathan Mayer Rothschild, arrivò in Inghilterra dalla Germania e si lanciò nell'industria tessile. Quando le esportazioni si fecero difficili a causa del blocco della Manica, il giovane Rothschild diversificò le sue attività rivolgendosi al mercato finanziario di Londra, cosa che fece la sua fortuna. Due anni fa un «non Rothschild», Nigel Higgins, per la prima volta nella secolare storia della famiglia, era entrato nel top management. Higgins affiancherà Olivier Pécoux nella nuova Paris Orléans.
Il grande capo sarà comunque il settantenne David de Rothschild. «Il buon momento per lasciare sarebbe tra i 72 anni e i 76 — ha detto ieri al Figaro —. Non posso dire quando esattamente, ma dico già a quelli che mi circondano che il miglior servizio che potrebbero mai rendermi è di avvertirmi quando sarò più un handicap che una risorsa». Nel frattempo, suo figlio Alexandre, 32 anni, accumula le esperienze in vista del passaggio di consegne. «Alexandre è entrato nella banca ormai molti anni fa e si è molto impegnato nei nostri affari in Asia — continua David —. Le sue responsabilità saranno pari alle sue capacità. Non esiste diritto divino, la nostra società è immersa nel mondo moderno».
 

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