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«Rosso» potenziale di 20 miliardi per i nuovi accantonamenti

C’è un buco nascosto nei bilanci del sistema bancario italiano che può arrivare a valere fino a 20 miliardi e che porterebbe il fabbisogno di capitale fresco a 25 miliardi per riallineare i requisiti patrimoniali erosi dalle nuove perdite.
Lo sanno gli operatori e lo sanno i banchieri. Una sorta di Spada di Damocle che pende insidiosa e che rischia come avvenuto nel 2016 di appesantire i conti anche quest’anno.
Quel buco per ora virtuale è rappresentato dagli effetti della pulizia di sofferenze e incagli che è stata sì fatta negli anni passati a colpi di sempre nuovi accantonamenti, ma che non sono sufficienti tuttora a garantire un processo di vendita degli Npl senza che questo arrechi nuove perdite. Come si arriva a stimare la mole di nuove rettifiche e accantonamenti? Il processo è tutto sommato semplice e hanno provato a metterlo su carta gli analisti del Credit Suisse nell’ultimo rapporto sulle banche italiane.
Oggi il sistema bancario in media copre la zavorra di sofferenze e incagli al 58% del loro valore nominale. Ma si sa che il mercato oggi è disposto a comprare crediti malati al 20-25% di quel valore. Ovvio che se si vende con questo divario di prezzo le banche si libererebbero dall’ingombro nocivo degli Npl ma al costo di ulteriori perdite. Se si volesse procedere, in queste condizioni di mercato, a liberarsi della zavorra senza effetti su conto economico e patrimonio il tasso di copertura dovrebbe salire al 75%. Domanda e offerta si allinerebbero senza arrecare danno ai conti di quest’anno. Per salire a quel livello le stime di Credit Suisse indicano un complesso di nuovi accantonamenti per 20 miliardi. C’è una via intermedia: portare l’asticella al livello del 65% con la necessità di fare nuove rettifiche per “soli” 10 miliardi. In ambedue i casi, sia che si voglia colmare definitivamente il vuoto tra prezzo di offerta e domanda sia che si scelga un approccio meno risolutivo, le nuove svalutazioni impatterebbero sul capitale. Nell’ipotesi più estrema (coperture portate al 75%) si avrebbe un fabbisogno di nuove ricapitalizzazioni per 25 miliardi, mentre nel passaggio più morbido il capitale necessiterebbe di nuove risorse per 5 miliardi. Questi sono i costi da pagare per provare a chiudere la partita della pulizia dei crediti deteriorati. Ovvio che sono stime sull’intero sistema e le situazioni sono le più variegate da banca a banca. Resta il fatto che sono ormai anni che la redditività bancaria del sistema veleggia attorno allo zero. L’intero sistema ha chiuso il 2016 con oltre 15 miliardi di perdite, dopo le perdite cumulate per oltre 50 miliardi tra il 2011 e il 2014.E la causa determinante sono le continue rettifiche e accantonamenti sui crediti malati che in molte situazioni, le più travagliate come Mps, Vicenza, Veneto banca, ma anche Carige hanno finito per erodere l’intera linea dei ricavi. Basti pensare che solo per la Vicenza le rettifiche sui crediti a fine del 2016 sono ammontate al 130% dei ricavi della banca.

Fabio Pavesi

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