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Rossi: tassi e materie prime spingeranno le Borse europee

Potrebbe essere arrivata l’ora delle Borse europee. Un anno fa i grandi investitori istituzionali americani, quelli che fanno la differenza sui mercati, se ne andavano. Oggi stanno tornando. «E quindi sì, i prossimi mesi con le materie prime che costano poco e il cambio dollaro-euro favorevole per le aziende del Vecchio Continente, potrebbero essere il tempo delle azioni europee». Stefano Rossi, amministratore delegato di Edmond de Rothschild Italia sgr, racconta così le sue idee sui mercati. «Pensiamo che i tassi resteranno bassi a lungo e che questo, anche nel nostro Paese, apra nuove possibilità a chi offre gestioni professionali e capacità di controllare il rischio». Dal 2008 ad oggi un investimento mirato in Btp trentennali avrebbe offerto anche più del 40%, ma con su e giù da cardiopalma nei momenti peggiori, quelli dello spread a 570 punti nel novembre 2011 e del timore di un default tricolore. Negli ultimi anni, tutti contrassegnati dalla crisi e dalle sue evoluzioni, gli asset della boutique guidata da Rossi, che è una filiale del gruppo francese ma anche una fabbrica-prodotto per i portafogli della clientela italiana, sono cresciuti fino agli attuali 3,3 miliardi. «Chi viene da noi cerca una crescita serena del capitale, in un momento storico dove il rendimento obbligazionario è molto difficile da reperire», dice ancora Rossi. Va scovato nel comparto high yield, rincorso sul mercato primario delle obbligazioni, quello a cui gli investitori privati non possono quasi mai avere accesso diretto. Le ricette di Edmond de Rothschild sono fatte per il 90% di titoli e solo per una parte residuale utilizzano fondi e altri strumenti di investimento per investire nei Paesi Emergenti o in Giappone: «I nostri portafogli in questo momento sono più impegnati sulle azioni europee di quanto non siano a Wall Street. E quando dico che l’Europa potrebbe essere protagonista penso soprattutto alle azioni che sanno dare dividendi generosi». Perché, dice Rossi, oggi un professionista dell’asset allocation (la tecnica per comporre i portafogli) è costretto dal rendimento minimo della parte obbligazionaria a battere strade inconsuete. È vero che azioni e bond hanno natura molto diversa, che in Borsa si rischia senza garanzia di rimborso. Ma quando, come accade ora, le remunerazioni sono così basse, la ricerca del rendimento passa per forza di cose dalle azioni con un business solido (per esempio quelle farmaceutiche) e un dividendo sufficientemente alto e sostenibile. 
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