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Rossi, il manager «svedese» per Parmalat

di Massimo Sideri

MILANO — Sarebbe uno dei quattro consulenti della famiglia Wallenberg, gli Agnelli svedesi, l’asso nella manica dei tre fondi, Skagen, Zenith e Mackenzie, che hanno sottoscritto un patto per traghettare la Parmalat nella fase dopo-Bondi. Viene da Stoccolma. Ma è italiano. Si chiama Massimo Rossi, 68 anni, ex amministratore delegato del colosso svedese Swedish Match, insignito dal Re di Svezia dell’onorificenza di cavaliere dell’Ordine della Stella Polare per il contributo dato all’industria. E la principale caratteristica è quella di essere tanto noto nella «Scandinavia Spa» quanto un sostanziale sconosciuto nella Corporate Italia. Il suo nome dovrebbe essere svelato nei prossimi giorni. Ma secondo le indiscrezioni raccolte dal Corriere l’uomo segreto dei fondi starebbe lavorando già da quattro mesi con continui voli tra Stoccolma, Milano e la sua residenza in Svizzera, per preparare la rinascita «industriale» di Collecchio. Rossi che starebbe lavorando alla lista degli 11 consiglieri — al netto dei due o tre che potrebbero essere intercettati dall’Assogestioni che ha annunciato di voler presentare una lista di minoranza a nome dei fondi italiani— dovrebbe essere il famoso amministratore delegato ad interim, cioè di transizione, come era già trapelato. Ma l’indicazione sarebbe quella di giungere velocemente a un profilo del tutto nuovo per avviare fin da subito — se chiaramente i voti dell’assemblea di metà aprile porteranno l’alleanza che conta il 15,3%a cambiare il board di Collecchio — la fase delle acquisizioni. Secondo la ricostruzione del Corriere il first best dei soci esteri dovrebbe essere quello di usare gli 1,4 miliardi di euro di cassa per far partire subito dei take over. Proprio per questo motivo Rossi, che durante i suoi 25 anni in Swedish Match ha condotto oltre 60 operazioni di M&A in cinque continenti, dovrebbe far parte di un supercomitato strategico composto da 5 persone per monitorare l’obiettivo industriale oltre a ricoprire eventualmente anche la carica di vicepresidente. All’interno del comitato ci sarebbero anche Rainer Masera, probabile nuovo presidente della società, e il nuovo amministratore delegato quando verrà individuato. Per il possibile nuovo board di Collecchio sarebbero state individuate anche delle candidature estere di alto profilo. Rossi, spezzino, è stato contattato dal fondo Zenith fin dall’inizio. Lo stesso fondo Zenith, peraltro, aveva in passato sostenuto la lista Bondi e nell’ultima assemblea si era fatto portavoce della richiesta di un maggiore dividendo presso lo stesso amministratore delegato ex Montedison. Probabilmente è per questo motivo che tra le condizioni che il manager «svedese» avrebbe posto per accettare la sfida Parmalat ci sarebbe quella di seguire un vero progetto industriale e non una mera spartizione finanziaria. Appassionato di case d’epoca ha tra le sue conoscenze anche Fidel Castro, un rapporto conservato da quando con la fusione tra Swedish Match e il monopolio svedese dei tabacchi aveva dato vita alla seconda società al mondo per i sigari, appunto dopo la leadership cubana. In Svezia Rossi è noto per essere stato in pratica l’immigrato — è partito molto giovane facendo il lavapiatti — che si è maggiormente distinto nell’industria. Nel ’ 92 ha dato vita con la moglie Franca a una fondazione a favore dei bambini portatori di handicap e nel ’ 95 ha partecipato alla fondazione del fondo di private equity Eqt, azionista di riferimento di Ericsson, Saab Aereo ed Electrolux. La prima sfida sarà convincere i sindacati. Dopo l’incontro di mercoledì con l’azienda la tensione è salita. Numeri non ne sono trapelati. Ma sembra che il fatturato Parmalat, all’interno del perimetro italiano che conta 2.200 dipendenti tutti salvati da Bondi nonostante il crac Tanzi, sarebbe sceso del 5%in termini di volumi e dell’ 11%in termini di valore. In un solo anno. Inoltre nella Centrale del latte di Roma, vera spina nel fianco del gruppo a causa della contesa con l’amministrazione capitolina che ne rivendica la proprietà, non saranno riportati per ora i prodotti a marchio Parmalat. Un indizio che non lascia tranquilli i sindacati sul futuro della Parmalat in Italia.

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