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Rosneft studia l’ingresso in Saipem

È nel mirino delle sanzioni Usa e Ue legate alla crisi russo-ucraina, il suo gruppo – il primo colosso petrolifero quotato con una produzione giornaliera di oltre 5 milioni di barili – deve fare i conti con la forte contrazione del prezzo del greggio negli ultimi mesi, ma Igor Sechin, presidente e ceo di Rosneft, si mostra tranquillo e da Verona, in un’intervista concessa a Il Sole 24 Ore Radiocor, rassicura i partner italiani e apre a possibili nuovi investimenti nel nostro Paese. A partire da Saipem.
Eni ha lasciato intendere più volte di essere pronta a cedere Saipem. E’ un dossier che vi interessa?
Non esiste una proposta del genere sul mercato, quando questa si presenterà avremo la possibilità di pensarci. Valutiamo anche una collaborazione con Saipem, che oggi è uno degli operatori più forti nel mercato della perforazione in mare, perché abbiamo bisogno di attività di questo tipo. Se la Saipem vorrà collaborare con noi saremo lieti di considerare la proposta.
Rosneft ha diverse partnership con Eni. Potrebbero essere influenzate dalle sanzioni internazionali a cui siete soggetti?
Eni è uno dei nostri partner strategici. Forniamo loro tre milioni di tonnellate di petrolio l’anno e abbiamo insieme progetti offshore per una base di risorse che ammonta a tre miliardi di tonnellate di petrolio. I progetti riguardano il mare di Barents e il Mar Nero ma, viste le sanzioni, Eni deve compiere dei passi necessari per ottenere le licenze in modo da proseguire il lavoro. Se non le ottenesse, continueremo da soli questi progetti, ma lasceremo comunque loro l’opportunità di rientrare in futuro.
Se il Governo italiano vendesse il 5% di Eni, vi candidereste a rilevarlo?
Anche il Governo russo vorrebbe diminuire la propria quota di partecipazione in Rosneft. Sicuramente ci muoviamo nella stessa direzione.
Lasciando sullo sfondo gli incroci azionari, potreste invece intervenire nella raffinazione in Italia dove Eni sta incontrando difficoltà?
Per ora, la nostra società non ha progetti congiunti nella raffinazione. In ogni caso sono sicuro che il team di Eni sarà efficiente nel risolvere tutte le questioni. Il nuovo a.d. Claudio Descalzi è un petroliere con tanta esperienza e sa risolvere le questioni con intelligenza e brillantezza.
A proposito di raffinazione, voi siete presenti nel capitale di Saras. Come sta andando l’investimento?
Abbiamo un impianto di produzione in Sardegna (l’impianto di gassificazione con ciclo combinato di generazione elettrica, ndr) molto buono. Purtroppo le norme italiane hanno legato il prezzo per questo gas a quello del gas naturale: una scelta che non ci sembra giusta. Per questo ci siamo rivolti al governo italiano per risolvere la questione e speriamo di sviluppare ulteriormente questa raffineria.
In primavera avete investito oltre 500 milioni per diventare socio di Pirelli e avete un patto quinquennale con i soci italiani incentrato sul ruolo dell’attuale presidente Tronchetti Provera. Cosa succederà dopo i 5 anni?
Ci fidiamo di questo team. La professionalità di Tronchetti è provata dall’efficienza della società. Se Tronchetti uscirà, lo sapremo in anticipo e prepareremo il nostro piano d’azione. Saremo pronti a tutelare i nostri investimenti in qualsiasi situazione. Per ora gli sviluppi della partnership sono positivi. Inoltre, parte degli investimenti che abbiamo in Pirelli, in base agli accordi reciproci, dovrà essere rinvestita su progetti in Russia. Come Rosneft uno dei progetti strategici è la costruzione di un impianto petrolchimico nella regione di Vladivostock. Con Pirelli, sul luogo, abbiamo già avviato accordi di collaborazione nell’ambito della gomma sintetica.
Venendo a Rosneft. Negli ultimi mesi il prezzo del petrolio è sceso da oltre 100 dollari al barile agli attuali 80 dollari. Quali conseguenze potrebbe comportare per il vostro gruppo?
I fattori fondamentali che stanno determinando il calo del prezzo sono il rialzo dell’offerta in confronto alla domanda e la stagnazione dell’economia. A questi si aggiungono temi come l’aumento dei rischi politici, la manipolazione da parte di alcuni players, ma anche la non sufficiente trasparenza da parte dei fornitori devo includere anche grossi fornitori che fanno parte dell’Opec. Nel business plan di Rosneft applichiamo delle valutazioni conservative quindi, in ogni caso, attueremo il nostro programma e non prevediamo di dover affrontare alcun evento drammatico per il calo del petrolio.
Ritiene che il prezzo del barile scenderà ancora o è destinato ad aumentare?
Se guardiamo a una prospettiva a uno o due anni, a determinate condizioni, ritengo che il prezzo sia destinato a salire fino a 100 dollari al barile.

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