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Rosneft sorpassa il gigante Exxon

MOSCA — La compagnia petrolifera statale Rosneft ha annunciato la fine delle trattative (ma non tutti i dettagli sono stati chiariti) per l’acquisizione della Tnk-Bp, una delle operazioni maggiori degli ultimi anni, che vale tra i 55 e i 61 miliardi di dollari. Inglobando la società che oggi è di proprietà di un gruppo di oligarchi e della Bp, Rosneft diventa il maggior produttore privato del mondo, con 4,6 milioni di barili al giorno, davanti alla Exxon Mobil (4,2 milioni). Bp supera le difficoltà che aveva in Russia con i suoi partner ed entra praticamente in società con il Cremlino, visto che il capo della Rosneft è quell’Igor Sechin che viene da San Pietroburgo come Putin, che lavorava un tempo come interprete in Angola (Kgb come Putin?), e che dal 1991 non si separa mai da Vladimir Vladimirovich.
Nelle ultime settimane il capo del governo Dmitrij Medvedev aveva detto che non sarebbe stato consentito alle aziende statali di espandersi ulteriormente. Ma ieri il Big Deal è stato approvato in diretta tv dal presidente che lo ha definito «un grande e ottimo accordo; un buonissimo segnale per il mercato russo». Putin ha quindi ringraziato sentitamente Sechin, con buona pace delle idee di non espansione delle aziende statali. Tnk-Bp è detenuta al 50% da Bp e da quattro oligarchi. Per la quota di Bp, Rosneft paga 12,3 miliardi di dollari in contanti e cede il 18,5% delle sue azioni. Con quelle che ha già, Bp acquisisce così il 19,75% e due posti (su 9) nel board di Rosneft. L’altra metà di Tnk-Bp viene rilevata in un accordo separato (non del tutto concluso, secondo i quattro oligarchi) che prevede il pagamento di 28 miliardi di dollari. Rosneft entra così nel gruppo dei grandi mondiali e acquisisce anche l’esperienza della Bp, uno dei maggiori operatori, per nuove iniziative soprattutto nell’Artico russo. Bp esce dalle secche nelle quali si trovava, visto che le sue operazioni in Russia erano del tutto bloccate dai contrasti con i soci in Tnk-Bp. Il contante che riceve servirà anche a rimpinguare le casse in vista dei colossali pagamenti che la compagnia dovrà effettuare a seguito del disastro della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico.
Ma le cose non sono forse così rosee come i protagonisti le dipingono. Iniziamo dalla Rosneft che per sborsare in contanti 40 miliardi di dollari si dovrà indebitare pesantemente. L’agenzia di rating Fitch ha già detto che una simile esposizione porterà probabilmente a un abbassamento del rating. E per Bp? Oggi incassava quattro miliardi l’anno di dividendi da Tnk-Bp.
Rosneft invece ne distribuisce molti di meno. Inoltre è assai improbabile che i due consiglieri riescano ad avere un vero potere sulle scelte strategiche. In Russia nelle aziende statali comanda il Cremlino. E basta.
Tutti hanno grandi speranze nelle nuove iniziative che ora Rosneft e Bp potranno attivare. Il principale campo di espansione è l’Artico, ma recentemente ci sono stati enormi problemi in quest’area. Gli ecologisti si battono contro le trivellazioni e le difficoltà tecniche, anche per far fronte a eventuali fuoriuscite di greggio, non sono state superate. Sakhalin 2 (Gazprom e Shell) ha problemi e Shtokman (Gazprom) non va avanti. Anche la Total ha recentemente annunciato di aver sospeso i suoi progetti nell’Artico.

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