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Rosneft entra in Saras, Opa sul 7,3%

Il colosso russo Rosneft entra nella Saras della famiglia Moratti. Al termine di una giornata che ha visto per gran parte della seduta i titoli Saras sospesi in Borsa, per poi chiudere in forte rialzo del 6,71% a 0,97 euro, la famiglia Moratti ha comunicato un accordo con il primo produttore di petrolio grezzo a livello mondiale che prevede l’ingresso di Rosneft con il 21% nel capitale della società italiana.
L’operazione – che ha visto Cleary Gottlieb e Four Partners advisors dei Moratti e Bnp paribas consulente del gruppo russo – sarà perfezionata in due fasi. La famiglia Moratti scenderà dall’attuale 62,4% della Saras con la cessione del 13,70% di Saras per 178,49 milioni di euro: la transazione vedrà i fratelli Moratti cedere interamente le quote detenute personalmente, mentre la Angelo Moratti Sapa, cassaforte di famiglia, manterrà saldo il controllo al 50,02% a valle della vendita. In base all’accordo, poi, Rosneft lancerà un’opa volontaria parziale sul 7,29% del capitale di Saras a 1,370 euro per azione, lo stesso prezzo corrisposto ai Moratti per il pacchetto del 13,7%. Il corrispettivo di 1,370 euro sarà pagato cash e contempla un premio del 46,3% sul prezzo medio ponderato dell’ultimo mese e del 41,2% rispetto al prezzo ufficiale di venerdì. Inoltre tale valore, spiega la nota diffusa ieri, sarà da intendersi come comprensivo del dividendo qualora l’assemblea degli azionisti dovesse deliberare la distribuzione di un utile agli azionisti sull’esercizio 2012. I nuovi soci russi? «Vanno bene per la Saras», ha commentato l’amministratore delegato Massimo Moratti. Soddisfatto il presidente Gian Marco Moratti che ha sottolineato che «sia Rosneft sia Saras beneficeranno» di questo accordo «sia nel breve che nel lungo termine». Interpellato dal Sole24 Ore, il presidente di Saras ha spiegato che è stato il gruppo russo a contattare la Saras: «Ci hanno proposto qualche mese fa una jv per il trading e hanno così avuto modo di apprezzare il valore della nostra azienda e delle persone che ci lavorano, chiedendoci in un secondo tempo di entrare come partner di minoranza», ha sottolineato Gian Marco Moratti, aggiungendo che con Rosneft il clima è «ottimo» e che la scelta del gruppo russo di puntare su Saras è «motivo di orgoglio». Soddisfazione anche dal gruppo russo: «Crediamo che questa operazione sia un importante passo per la costruzione di una collaborazione di lungo periodo tra Rosneft e Saras», ha dichiarato il presidente di Rosneft, Igor Sechin, aggiungendo che vanno avanti i lavori per la costruzione di una jv paritetica nella commercializzazione del petrolio greggio, la cui lettera d’intenti era stata siglata a dicembre .
L’accordo di compravendita tra il gruppo russo e la famiglia Moratti contiene anche disposizioni relative a modifiche dello Statuto di Saras: in primo luogo, la nomina in cda di un amministratore da parte di un socio che detenga singolarmente almeno il 12% del capitale; in secondo luogo, l’eliminazione della previsione che esclude il diritto di opzione in favore dei soci nei limiti del dieci per cento del capitale. In pratica il gruppo russo avrà un proprio rappresentante nel board e nello stesso tempo – con l’eliminazione dell’esclusione del diritto di opzione – si autotutela di fronte a possibili diluizioni post aumento di capitale. Non sono previste, secondo quanto si apprende, altri accordi parasociali tra i due gruppi, nè tantomeno opzioni di vendita future.
Con la nuova operazione, l’incasso realizzato dalla famiglia Moratti dalla quotazione in Borsa della società, avvenuta sette anni fa, sale a quota 2 miliardi. Nel 2006 l’Ipo era avvenuta al prezzo di 6 euro per azione. Vendendo il 33,4% della società, i Moratti incassarono 1,65 miliardi di euro. Nel corso dei primi tre anni Saras é riuscita a distribuire dividendi che per i Moratti comportarono incassi per 290 milioni. Infine i 178,49 milioni che la famiglia è pronta a incassare dal gruppo russo. In tutto, fa 2,12 miliardi di euro. Il valore della società, invece, complice la crisi, è progressivamente sceso dai 6 euro della quotazione agli 0,97 attuali per una capitalizzazione pari a circa 900 milioni.

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