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Il Rosatellum passa, è legge Mattarella: un dovere firmarla Strappo di Grasso, lascia il Pd

Passa il Rosatellum bis, con il concorso anche di Denis Verdini che si dichiara «lo zio, se non proprio il padre» della nuova legge elettorale. La legge taglia ampiamente il traguardo di Palazzo Madama (214 sì, 61 contrari, 2 astenuti) ma appena chiuse le votazioni ecco subito il primo, clamoroso contraccolpo: si dimette dal Pd il presidente del Senato Piero Grasso, e si iscrive al gruppo misto. Un gesto di protesta forte contro i voti di fiducia a raffica (otto, fra Camera e Senato) “imposti” dal Partito democratico sul Rosatellum, mortificando il ruolo del Parlamento. Grasso in questo partito non si riconosce più «nel metodo e nel merito». Dunque, prendendo le distanze anche dalla legge appena approvata. Il Pd finisce spiazzato, a sinistra invece esultano per la decisione a sorpresa della seconda carica dello Stato. Che dopo le dimissioni dal gruppo, ieri sera alla Festa del Cinema di Roma si ritrova fianco a fianco con la prima carica, Sergio Mattarella, nelle cui mani adesso è il destino del Rosatellum. La legge è sul suo tavolo per la promulgazione.
I 5 Stelle continuano ad attaccare e strattonare il capo dello Stato, gli chiedono un incontro (invece del presidio sotto il Colle). «Presidente non la firmi, non sia pavido – intima Alessandro Di Battista – visto che si è già sbagliato una volta facendo passare l’Italicum, incostituzionale. Non è il Vangelo». Però Mattarella indirettamente ha già risposto al pressing dei grillini, incontrando al Quirinale un gruppo di studenti che gli chiede dei poteri di un presidente: «Io ho l’obbligo di firmare una legge, perchè guai se ognuno pensasse che le proprie idee personali prevalgono sulle regole dettate dalla Costituzione. La Repubblica non funzionerebbe più». Le leggi «le fanno il governo o il Parlamento». E il dovere istituzionale di firma del capo dello Stato fa sempre premio su tutto il resto, «anche se io non condividessi appieno quelle leggi ». Unica eccezione: se finiscono sul suo tavolo provvedimenti che «contrastano palesemente, in maniera chiara con la Costituzione ». Il Rosatellum, così, dopo l’esame del Colle, nel giro di alcuni giorni potrebbe chiudere il tormentatissimo cammino con la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale.
Ma la battaglia di Palazzo Madama lascia una lunga scia polemica. Il gruppo di Ala somma i suoi voti a quelli del Pd, della Lega, di Forza Italia e dei centristi nell’approvazione della legge. Cambio di maggioranza, accusa l’opposizione dei grillini – che parla di «legge bunga-bunga per riesumare il pregiudicato Berlusconi » – di Mdp e Sinistra italiana. Denis Verdini si alza, in un aula che diventa una bolgia, e ruba la scena a tutti quanti: «Non è un cambio perché noi c’eravamo, ci siamo e ci saremo in maggioranza fino all’ultimo giorno della legislatura », rivendica. «E sono pronto a votare anche lo Ius soli». Il Pd incassa. «Accusarci di aver varato un “Fascistellum” – protesta Zanda – è una irresponsabile superficialità».

Umberto Rosso

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