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Roma-Ue, si tratta per il 2,2% di deficit

Si chiuderà solo in zona Cesarini, tra venerdì e sabato, quindi poche ore prima del varo della legge di bilancio, il confronto tra il governo e l’Unione Europea sulla manovra del 2017. Il sostegno politico al piano del governo di fare un po’ più deficit per spingere la crescita c’è ed è ampio, sia tra i ministri delle Finanze dell’Unione, che tra i tecnici della Commissione. A differenza del passato, però, questa volta sembra più difficile conciliare il consenso con le regole di sorveglianza dei bilanci, che per il prossimo anno, visti gli “sconti” ottenuti in passato, lasciano all’Italia pochissimo spazio. Un margine tuttavia c’è, ed il governo intende sfruttarlo fino in fondo.

L’obiettivo minimo, ad oggi, è quello di innalzare il deficit programmatico del 2017 dal 2% almeno fino al 2,2% del prodotto interno lordo. Anche se il governo si appresta a chiedere al Parlamento l’autorizzazione a sforare fino al 2,4%, a quel punto non si arriverà. Un deficit così elevato impatterebbe negativamente sul disavanzo strutturale, quello depurato dall’effetto della congiuntura e che è il parametro base per giudicare l’evoluzione dei bilanci pubblici, e sul debito pubblico, che già quest’anno ha mancato l’inversione di tendenza alla crescita sul Pil. Un obiettivo di deficit del 2,2%, ottenuto anche per far fronte a terremoto e crisi dell’immigrazione, e dunque con un’aggiunta di spesa pubblica, consentirebbe comunque all’esecutivo di assicurare le prospettive di una crescita dell’economia dell’1%, che molti oggi ritengono ottimistico a fronte di una manovra di bilancio limitata da un limite di deficit del 2%.

Oggi il ministro dell’Economia tornerà a Roma e interverrà di nuovo in Senato per fugare i dubbi dei parlamentari innescati dalle perplessità della Banca d’Italia e soprattutto dell’Ufficio di Bilancio, l’autorità indipendente sui conti pubblici, ma nessuno si attende una modifica dei numeri della manovra o del quadro programmatico. Il governo resta convinto che per come è composta la manovra di bilancio, anche escludendo le spese per il sisma e i migranti, quindi fermandosi con il deficit al 2%, si riuscirebbe ad ottenere quell’1% di crescita prevista. Grazie anche al fatto che, in condizioni di deflazione e tassi d’interesse a zero come queste, le misure di bilancio, sia di entrata che di spesa, hanno un impatto sulla crescita differente rispetto a quanto avrebbero in condizioni diverse.

Non è chiaro se i nuovi elementi ottenuti dal Tesoro abbiano già chiarito i dubbi dell’Ufficio di Bilancio sulla validità degli obiettivi programmatici del governo. Per farlo l’Ufficio attenderà la presentazione del Documento di Bilancio, che arriverà nel fine settimana insieme alla manovra, dettagliandone misure e impatto. A quel punto arriveranno i giudizi, che peraltro non sono vincolanti. Anche se il governo è convinto che entro sabato tutto sarà chiarito.

Mario Sensini

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