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Roma preme sul deficit, la Ue cauta

Tra incontri a Roma e discussioni a Bruxelles, l’Italia continua in questi giorni a lavorare al fianco le autorità comunitarie per strappare nuovi margini di manovra sul fronte dei conti pubblici. Per ora, la Commissione europea rimane molto prudente, a qualche giorno dalla pubblicazione di nuovi obiettivi economici che si distanziano da quelli precedenti. Il successo della strategia italiana si misurerà in ottobre, quando il governo Renzi presenterà la legge di Stabilità per il 2016.
Prima di una audizione dinanzi al Parlamento europeo, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha incontrato ieri qui a Bruxelles il vice presidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis, a cui ha illustrato il Documento economico e finanziario approvato dal governo venerdì. Il ministro, che ha definito la conversazione «costruttiva», ha inviato a Bruxelles anche una lettera di presentazione delle nuove previsioni, che si discostano non poco da quelle precedenti.
Spiegava ieri sera un esponente comunitario: «La discussione con Valdis Dombrovskis è stata costruttiva ed amichevole. Il ministro Padoan ha illustrato il Def. A questo stadio, il vice presidente non ha voluto prendere posizione. Si è limitato a fare notare la differenza tra le nuove stime e gli impegni presi in precedenza. Entro il 15 ottobre, la Commissione deve ricevere dall’Italia la Finanziaria per l’anno prossimo, e farà a quel punto un attento esame per capire come l’Italia giustifica i nuovi obiettivi».
Il governo Renzi punta su un deficit nel 2016 del 2,2% del prodotto interno lordo, rispetto a un obiettivo precedente dell’1,8%. L’esecutivo intende inoltre disattendere l’impegno a una riduzione del deficit strutturale dello 0,1% del Pil l’anno prossimo, chiamando in causa varie clausole previste dalle ultime linee-guida comunitarie, e che consentono a un paese di rivedere il percorso di avvicinamento dei conti pubblici al pareggio di bilancio (si veda il Sole 24 Ore di ieri).
Vi è molta prudenza da parte della Commissione europea in questo frangente. Le richieste dell’Italia sono ambiziose. Prevedono non solo un netto aumento del deficit pubblico, ma anche una mancata riduzione del disavanzo strutturale l’anno prossimo, nonostante una prevista ripresa dell’economia. Aggiunge un responsabile comunitario: «Ci concentreremo sulle richieste di maggiore flessibilità, senza garanzia che potremo avallare l’insieme delle clausole».
È chiaro che il negoziato tra Roma e Bruxelles sul futuro dei conti pubblici nel 2016 è appena iniziato. La prudenza della Commissione europea è dettata dal fatto che già in primavera Bruxelles aveva concesso all’Italia di ridurre ad appena lo 0,1% del Pil la riduzione del deficit strutturale, mentre le regole europee chiederebbero all’Italia di tagliare il disavanzo strutturale di almeno lo 0,5% all’anno. Peraltro, le regole europee vorrebbero che la ripresa economica inducesse il paese a maggiore ortodossia comunitaria.
Sui temi di politica economica, è intervenuto ieri da Erfurt, in Germania, anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Come è noto – ha detto il Capo dello Stato – l’Italia chiede flessibilità all’Europa ed ovviamente sono d’accordo. Mi auguro che sia possibile averla. È una proposta ragionevole». Il presidente ha poi aggiunto di sperare che la posizione del governo Renzi venga considerata «con molta attenzione dalla Commissione e dal Consiglio europeo».
Padoan ha partecipato ieri anche a una audizione parlamentare insieme ai ministri delle Finanze di Francia, Spagna e Germania per rilanciare la lotta all’evasione fiscale delle grandi imprese. In questa occasione, il ministro ha dato il pieno appoggio del governo Renzi alla Commissione europea nel suo sforzo di accelerare la preparazione di una proposta in vista di una base imponibile unica di tassazione delle imprese. Ha poi difeso tagli fiscali che «diminuiscono l’evasione e consentono quindi un aumento del gettito».

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