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Roma-Parigi, imprese più vicine “Tra noi torna la luna di miele”

Il clima è decisamente migliore di quello dell’ultimo vertice, due anni fa, tanto che Geoffroy Roux de Bézieux parla di «luna di miele». Il presidente del Medef, l’organizzazione degli imprenditori francesi, sbarca oggi a Roma per il summit economico bilaterale organizzato con il suo omologo Carlo Bonomi di Confindustria, portando una nutrita delegazione, tra ministri e capitani di grandi gruppi. Non sono state celebrate nozze, ma la solida intesa tra Emmanuel Macron e Mario Draghi sta fluidificano gli scambi su una maggiore cooperazione industriale e finanziaria giudicata indispensabile per la ricostruzione post-Covid.Da cantieri strategici come idrogeno, batterie elettriche, spazio, al sostegno europeo alla ripresa, ad alleanze industriali promettenti, come Gaia X, il progetto per il cloud computing. C’è tanto da discutere e soprattutto da mettere in pratica nel forum economico franco- italiano che si ritrova dopo la pausa dell’anno scorso, causa pandemia. «Vogliamo entrare nel vivo, per concretizzare nuove iniziative », spiega Roux de Bézieux. Nel 2019 Medef e Confindustria avevano firmato insieme un appello per normalizzare le relazioni nel mezzo della crisi diplomatica tra Parigi e il primo governo Conte. «Eravamo stati costretti ad assumerci un ruolo politico», ricorda Roux de Bézieux. Questa volta si potrà parlare veramente di business, anche se la politica non è mai lontana.Medef e Confindustria lanceranno una appello ai governi per «sostenere la leadership tecnologica dell’Ue» attraverso importanti investimenti in ricerca e sviluppo. Secondo le due organizzazioni industriali è «una condizione sine qua non per aumentare la competitivita dell’industria europea e rafforzare le catene del valore europee e nazionali ». Una sessione sarà dedicata alla transizione digitale con i Ceo di Tim, Iliad, Vivendi e di gruppi spaziali come Ariane e Leonardo.Dal lato francese, il vertice deve molto a Bernard Spitz, co-presidente della commissione Europe e International del Medef, che nel 2018 aveva lanciato il format già in vigore con l’associazione degli industriali tedeschi Bdi, «formando così un triangolo in cui però ogni lato deve funzionare», spiega Spitz. Aiuta il fatto che siano stati risolti alcuni dei contenziosi industriali che da anni avvelenevano le relazioni franco-italiane. C’è stata la pace tra Vivendi e Mediaset. Davanti alle resistenze di Bruxelles, è stato abbandonato il tormentato acquisto di Chantiers de l’Atlantique da parte di Fincantieri. Sono state superate le turbolenze intorno alla governance di Essilor Luxottica. Qualche polemica rispunta ogni tanto sugli appetiti francesi, come durante l’acquisizione di Borsa italiana da parte di Euronext, il cui presidente Stéphane Boujnah sarà presente a Roma.Il leader del Medef nega ci sia uno squilibrio a vantaggio della Francia. «Siamo in una situazione un po’ paradossale – osserva – perché da un lato, abbiamo molti investimenti francesi, piuttosto con grandi gruppi. Ma d’altra parte prosegue – se guardiamo il deficit commerciale, è più a favore delle imprese italiane, spesso piccole e medie». Una situazione che fotografa la differente struttura delle due economie. «In ogni caso – aggiunge Roux de Bézieux – le imprese aderenti al Medef non mi segnalano alcun sentimento antifrancese in Italia, anche se ci può essere stata qualche polemica qui e là».Le prospettive sono incoraggianti. «Per Francia e Italia si annuncia un’estate piuttosto positiva – spiega il presidente del Medef – ma condividiamo anche fonti di preoccupazione come il rischio di carenza di materie prime e i problemi di reclutamento in alcuni settori». Confindustria e Medef vogliono insistere sulla riforme strutturali da accompagnare ai piani di ripresa. Il tempo è poco, c’è già il pericolo di un declassamento dell’Ue rispetto a Cina e Usa. «È vero, siamo in ritardo sullo sviluppo di batterie elettriche o veicoli elettrici, ma c’è il motore a idrogeno che resta da sviluppare e sul quale possiamo avere piani di investimento comuni non necessariamente per 27 Paesi ma per 3 o 4 Paesi. Credo in un’Europa dei cerchi concentrici».

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