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Roma nel mirino di Bruxelles “C’è sempre il rischio contagio” Ma la Borsa vola e lo spread va giù

ROMA
— E’ in piena evoluzione la situazione economica globale. Mentre l’Ocse scorge segnali di ripresa, Bruxelles riprende ad ammonire contro il rischio di contagio dei debiti di Francia e Italia ma l’Fmi invita l’Europa ad una austerità «non brutale». Intanto lo spread scende e le Borse europee chiudono in forte rialzo sulla scia delle politiche monetarie espansive di Usa e Giappone.
In questo quadro ieri il governo Monti in prorogatio assolve con tempistica perfetta all’agenda economica istituzionale varando entro il 10 aprile il Documento di economia e finanza (Def). “Risanamento avvenuto”, ha detto il premier Monti dopo il consiglio dei ministri e ha espresso l’auspicio che l’Italia il prossimo mese torni “tra i paesi virtuosi”. A condizionare il record negativo del debito (dieci punti in due anni a quota 130,4 per cento del Pil nel 2013) e l’aumento del deficit (2,9 per cento), è stata l’operazione salda- debiti che costerà 40 miliardi, di cui 10 «firmati» ed erogati già da oggi, ma che, come ha
spiegato il ministro dell’Economia Grilli, darà quest’anno un contributo al Pil dello 0,2 per cento.
La situazione italiana resta così critica mentre il quadro internazionale è in movimento. Ieri Christine Lagarde dell’Fmi ha tracciato un bilancio postcrisi e ha invocato la riscossa: «Ci sono 200 milioni di disoccupati, la priorità è il lavoro e la crescita» e un inaspettato segnale di fiducia è giunto dall’Ocse. Il «superindice» calcolato da Parigi ha fatto registrare in febbraio un incremento per Europa, Stati Uniti e Giappone e anche l’Italia ha segnato un +0,13 tanto che l’Ocse ha osservato che «l’economia italiana sta per vivere una svolta positiva ». Indizi che i dati della produzione italiana (-3,8 a febbraio per l’Istat) ancora non scorgono ma che evidentemente sono nell’aria tant’è che il presidente di Confidustria Squinzi ha parlato del rischio di non «agganciare la ripresa» senza governo.
Se l’economia reale sembra volersi scrollare di dosso la recessione i conti pubblici restano critici: soprattutto per Italia e Francia. Lo sforamento della soglia del 130 per cento dell’Italia preoccupa Bruxelles che ieri nel suo «Rapporto sugli squilibri macroeconomici» ha ammonito sul «rischio contagio» per il resto dell’Europa se il debito italiano e francese dovessero innescare nuove turbolenze.
Anche su questo terreno tuttavia la situazione dei mercati sembra aver cambiato repentinamente direzione: lo spread con i Bund ieri è sceso intorno a quota 300 (i minimi da inizio marzo) e soprattutto l’asta dei Bot ha visto un calo marcato dei tassi d’interesse che per gli annuali è sceso sotto l’1 per cento e per i trimestrali ha toccato livelli «tedeschi» a quota 0,24 per cento. «Minimo storico», ha commentato Monti mentre Piazza Affari cresceva del 3 per cento seguita dalle borse europee. Sono molti a considerare determinante l’effetto-Abe, dal nome del premier giapponese che ha varato un deciso allentamento monetario che sta spostando i capitali verso i più convenienti rendimenti europei.
La leggera brezza di fiducia respirata ieri non copre tuttavia i problemi delle finanze pubbliche italiane: Grilli ha avvertito che dal 2015 se si cancellerà l’Imu ci vorrà una manovra da 11 miliardi a meno di mancare il pareggio di bilancio.

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