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Roma-Milano, Alitalia perde il monopolio

ROMA — Il Consiglio di Stato ha deciso: la (ex) gallina dalle uova d’oro, la Linate-Fiumicino che fino a tre anni fa rappresentava la ciliegina sui conti di Alitalia e una delle rotte più remunerative d’Europa, deve essere aperta alla concorrenza.
La compagnia romana dopo anni di monopolio granitico, messo in discussione solo nel 2009 con l’avvio dell’alta velocità ferroviaria, dovrà cedere sette slot. Al termine di una battaglia legale durata 14 mesi, easyJet gestirà un totale di 8 “orari” di decollo e atterraggio, divisi equamente tra le due città in fasce compatibili con la clientela che si sposta per lavoro.
La società inglese promette dal canto suo di mettersi alle calcagna del concorrente dando inizio ad una guerra sui prezzi: «Finalmente, la Linate- Fiumicino è per tutti » spiega Frances Ouseley, numero uno di easyJet in Italia, «opereremo il prima possibile offrendo ai consumatori e alle aziende un servizio in linea con le esigenze di chi viaggia, garantendo soprattutto una politica di prezzi di grande attrattività, che non deluderà le aspettative ».
Nella sede di Fiumicino, nel frattempo, si cerca di minimizzare: in fondo, questa la tesi che circola, oggi la Linate-Fiumicino non sarebbe più “strategica”. Anzi, dopo la crescita esponenziale dei voli tra Catania, Roma e Milano — il collegamento più gettonato tra quelli esistenti nel nostro Paese — anche la progressiva diminuzione dei ricavi da traffico tra Roma e Milano, non dovrebbe riverberarsi sui conti. Ma anche se il 3% del fatturato Alitalia rappresentato da questa tratta dovesse scomparire, come è già avvenuto per Air France, costretta a chiudere alcune rotte fotocopia di quella italiana — come la Parigi-Strasburgo, poco meno di 500 chilometri di distanza — di questi tempi si rischia di far saltare ancora una volta le previsioni. Il 2013, sarà durissimo per la compagnia romana. Che però non rinuncia con il suo ad Andrea Ragnetti, a riconfermare il target del pareggio operativo.
L’addio a otto slot, si tramuta così in una nuova tegola che cade sulla testa della pattuglia scalpitante di soci Cai, pronti ad affidare all’advisor Rothschild il compito di cercare col lanternino un gruppo aereo dalle spalle più larghe, e con denaro fresco in borsa, cui cedere le proprie quote. Secondo alcune fonti vicine al dossier, i consulenti sonderanno le compagnie che fino ad oggi hanno mostrato attenzione alle questioni Alitalia. La caccia partirà col cda di lunedì prossimo con l’avvio del mandato. Ma la vera novità, che potrebbe cambiare lo scenario attuale, è che a spingere sull’acceleratore sarebbero tutti i soci italiani, ad eccezione di Air France.
Questa mossa punta a isolare i francesi mettendoli all’angolo, obbligandoli a portare, quanto prima, un’offerta accettabile per acquisire il rimanente 75% della società. Ma per Alitalia ci sono dei vincoli normativi che potrebbero rendere vano questo estremo tentativo: un socio forte ma extraeuropeo, magari Etihad pronto a fare altro shopping in Europa, non ha la possibilità di ottenere la maggioranza delle azioni. Alitalia, tra l’altro, è parte integrante di Sky Team, e l’uscita dall’alleanza tra compagnie, ha un costo rilevante, valutato, soltanto pochi anni fa, intorno ai 250 milioni di euro.

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