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Roma e Parigi premono sulle misure anti-spread

BRUXELLES — L’Eurogruppo dei 17 ministri finanziari ha iniziato il difficile compito di attuare gli accordi politici anti-crisi decisi nell’ultimo vertice dei capi di Stato e di governo. Ma, al di là di qualche passo in avanti, restano divisioni tra l’asse dei Paesi solidi del Nord (Germania, Finlandia e Olanda) e quelli del Sud in difficoltà (Spagna e Italia), appoggiati dalla Francia. La responsabile finlandese delle Finanze, Jutta Urpilainen, ha fatto capire il clima teso ammettendo «una mancanza di fiducia» tra i Paesi membri e che a Helsinki considerano la situazione «molto preoccupante».
I problemi da superare sono complessi. Sembrano destinati ad allungare i tempi sulle principali misure in discussione: il salvataggio delle banche spagnole sull’orlo del collasso; l’uso anti-spread del fondo salva Stati Efsf/Esm per acquistare titoli dei Paesi dell’eurozona sotto attacco della speculazione (in modo da abbassare i costi di indebitamento); la centralizzazione della vigilanza bancaria nella Bce di Mario Draghi, come primo passo verso Unione bancaria e garanzie comuni dei depositi.
Nella riunione a Bruxelles il problema considerato più urgente è stato l’aiuto alle banche spagnole. Interessa tutti perché i possibili effetti sistemici potrebbero coinvolgere istituti di credito a catena in molti Paesi membri (Germania compresa). Questo ha creato il consenso nell’ultimo summit. Ma nessuno sa quanto è profonda la voragine delle perdite bancarie in Spagna, né se gli aiuti «fino a 100 miliardi» saranno sufficienti. Lo stesso ministro delle Finanze spagnolo, Luis de Guindos, che è il più interessato ad accelerare i tempi, già entrando nella riunione a Bruxelles ha ammesso di aspettarsi l’accordo operativo solo «nell’Eurogruppo che faremo il 20 luglio».
Nel summit di giugno il governo di Madrid ha ottenuto che il fondo salva Stati presti direttamente alle banche spagnole per non aumentare il suo debito pubblico. Ma Germania, Finlandia e Olanda pretendono prima la vigilanza bancaria centralizzata nella Bce, che per il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble «richiede tempo». Draghi ha auspicato un accordo sulla nuova normativa entro fine anno. Altre fonti stimano il 2013 inoltrato. Nel frattempo la Spagna dovrebbe garantire che le sue banche restituiranno i prestiti.
Le esigenze di indebitamento di Madrid, insieme a quelle dell’Italia, hanno convinto il premier Mario Monti, presente all’Eurogruppo come responsabile dell’Economia, a fare pressioni per far intervenire il fondo salva Stati anche negli acquisti di titoli di Stato. Il ministro delle Finanze francese, Pierre Moscovici, che teme l’estensione dell’attacco della speculazione alla Francia, ha esortato a fare «passi in avanti» rispetto all’accordo nell’ultimo summit. Ma Schäuble, con Finlandia e Olanda, condiziona tutto all’accettazione di condizioni di risanamento finanziario stringenti da parte dei Paesi membri aiutati. La Spagna, che ha quasi ottenuto di far slittare di un anno il pareggio di bilancio, non gradisce. Monti, che in Italia deve fare i conti con l’aggravamento della recessione, è sulla stessa linea. Anche sul fondo anti-spread la soluzione potrebbe passare per un coinvolgimento della Bce, che potrebbe fornire liquidità illimitata a un Esm con licenza bancaria e alle banche pronte ad acquistare titoli di Stato dei Paesi in difficoltà. La trattativa dei 17 ministri è comunque continuata nella notte. Monti è uscito anticipatamente lasciando il viceministro Vittorio Grilli. L’Eurogruppo ha scelto il governatore lussemburghese, Yves Mersch, per il comitato esecutivo della Bce. Apre poi la strada a una proroga temporanea del suo connazionale Jean-Claude Juncker al vertice dell’Eurogruppo. Il tedesco Klaus Regling, già alla guida del fondo temporaneo salva Stati, resterà a capo dell’organismo stabile Esm, ovvero il Meccanismo di stabilità europeo.

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