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Roma e Berna firmano la pace fiscale

Italia e Svizzera hanno ufficialmente firmato la pax fiscale. Con l’accordo sulla doppia tassazione siglato ieri a Milano dai ministri dell’economia e delle finanze Padoan e Widmer-Schlumpf l’agenzia fiscale italiana potrà richiedere, già da oggi, dati e posizioni di contribuenti basati in Svizzera, anche al di fuori da procedimenti penali. Berna rinuncia così per sempre ad opporre quel segreto bancario che ne ha fatto per decenni la cassaforte privilegiata degli evasori della penisola (a oggi la Confederazione gestirebbe ancora più di 200 miliardi di euro fuggiti al fisco italiano). «Miliardi di euro ritorneranno nelle casse dello Stato. Grazie al lavoro del ministro Padoan, la nostra promessa è diventata un’azione di governo. Adesso al lavoro per accordi analoghi con Monaco e con il Liechtenstein», ha subito commentato via twitter il premier Matteo Renzi.
L’accordo è stato infatti incentivato dalla legge sul rientro dei capitali entrata in vigore il 1° gennaio scorso, che prevede l’emersione dei paesi black listed nell’ipotesi di stipula, entro 60 giorni, di un accordo di trasparenza fiscale. Berna è stata la prima a tagliare il traguardo, giovedì toccherà al Liechtenstein, entro il 2 marzo sono attesi anche il Principato di Monaco e la Città del Vaticano. Con i bilaterali scatta da subito la possibilità, per le Entrate, di inoltrare domande al Fisco svizzero anche per gruppi di contribuenti. Dal 2017/18, questa modalità sarà superata dallo scambio automatico di informazioni (cioè senza mediazioni) che sta diventando uno standard Ocse globale.
Il Protocollo di Milano prevede due importanti benefici per la Svizzera e per i contribuenti italiani non-compliant. L’agenzia fiscale italiana rinuncia a contestare le infrazioni commesse tra il 2005 e il 2009 – anni d’oro dei capitali in fuga – limitandosi a punire quelle perpetrate tra il 2010 e il 2014. Questo trattamento di favore spetterà comunque solo ai contribuenti che, entro il 30 settembre 2015, sceglieranno di aderire al programma di voluntary disclosure. Chi resterà fuori dall’operazione rientro rischierà con molte probabilità di essere scoperto dai nuovi strumenti di cooperazione internazionale, vedendosi contestare infrazioni valutarie e sanzioni fino al 480% del capitale, oltre ai reati fiscali e al nuovo, pesantissimo reato di autoriciclaggio (fino a 8 anni di carcere aggiuntivi).
L’Italia non ha previsto nel budget del 2015 un income alla voce “vd”. «Nella legge abbiamo indicato 1 euro simbolico – ha detto il ministro Padoan – in tal modo miglioreremo certamente la previsione». Ma fuori dallo scherzo il capo delegazione Vieri Ceriani ha sottolineato che per l’Italia è più importante il processo di compliance di decine di migliaia di contribuenti che il gettito immediato (pure atteso e molto consistente) dell’operazione di rientro “spontaneo”.
L’intesa di Milano prevede anche un secondo step di accordi tra Berna e Roma, rimesse però a un separato percorso. Tra le questioni dirimenti c’è soprattutto il libero accesso delle banche svizzere al mercato retail italiano, oltre a una serie di questioni di vicinato, dal trattamento fiscale dei lavoratori frontalieri (che diventa bilaterale) alla situazione doganale dell’exclave di Campione d’Italia.
Le banche elvetiche hanno più volte sottolineato come l’accesso sia uno dei capitoli principali sul versante svizzero. La possibilità di svolgere in modo più esteso attività bancaria e finanziaria in Italia viene citata nel comunicato diffuso ieri dal ministero elvetico («la roadmap esprime la volontà di avviare i colloqui per un migliore accesso al mercato per i fornitori di servizi finanziari»), ma nell’incontro con la stampa né il ministro svizzero Eveline Widmer-Schlumpf né Pier Carlo Padoan lo hanno citato in prima battuta. «Si tratta di un tema sicuramente molto importante, ci sono ancora vari punti da chiarire e dunque ci saranno ulteriori colloqui. In una seconda fase chiariremo questo aspetto», ha detto Widmer-Schlumpf. «Il tema del pieno accesso al mercato italiano dei servizi finanziari per le banche svizzere è molto importante ed è un tema su cui occorre fare ulteriori progressi. Il fatto che non compaia nella roadmap non significa che non sia importante ma che i progressi da realizzare su questo tema sono anche legati all’evoluzione dei rapporti fra Svizzera e Unione Europea»,ha aggiunto Padoan. Il tema riguarda appunto anche Svizzera-Ue, e il timore di molti operatori nella Confederazione è proprio che le difficoltà attuali nelle relazioni tra Berna e Bruxelles (dopo il voto elvetico contro la libera circolazione si sta cercando di negoziare, ma non è facile) possano costituire un ulteriore elemento di complicazione. Lo stesso timore esiste in Svizzera, in particolare in Ticino, sullo schema di accordo per la tassazione dei frontalieri, altro capitolo su cui alla fine potrebbe pesare politicamente la divergenza sulla libera circolazione tra Svizzera e Ue.

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