Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Roma-Berna, scambio di dati

Lo scambio di informazioni su richiesta tra Italia e Svizzera si avvicina. Il senato ha approvato ieri in via definitiva il disegno di legge che ratifica il protocollo firmato dai due governi a Milano il 23 febbraio 2015. È questa la data di riferimento fino alla quale potranno retroagire le domande di dati ai fini fiscali, senza che possa più essere opposto il segreto bancario.
Affinché il meccanismo diventi operativo è necessaria la ratifica anche da parte elvetica: a inizio marzo il Consiglio degli stati (camera dei cantoni) ha ribadito all’unanimità la decisione del Consiglio nazionale di validare l’accordo con Roma, ma ora è in corso il periodo transitorio di 100 giorni durante il quale potrebbe essere indetto un referendum popolare facoltativo. Sul versante italiano, invece, l’iter può dirsi completato.

Lo scambio su richiesta potrà riguardare le posizioni dei contribuenti italiani con conti in Svizzera e resterà in vigore fino a quando non debutterà lo scambio automatico, predisposto sulla base del Common reporting standard dell’Ocse. Quest’ultimo dovrebbe partire dal 2018, con riferimento all’anno 2017. L’intesa con Berna, va ricordato, ha consentito ai soggetti che hanno attivato la voluntary disclosure di considerare la Confederazione elvetica come un paese non più black list, con significativi vantaggi sia in termini di annualità accertabili sia in termini di sanzioni.

Il protocollo varato definitivamente ieri dal senato modifica la convenzione bilaterale contro le doppie imposizioni del 1976, introducendo all’articolo 27 lo scambio su richiesta delle informazioni «verosimilmente rilevanti» secondo la definizione dell’articolo 26 del modello Ocse. Ai sensi della nuova disciplina, le autorità fiscali italiane potranno trasmettere ai «colleghi» svizzeri anche le cosiddette richieste di gruppo, fermo restando il divieto di «fishing expedition» (ossia richieste di nominativi non circostanziate). Le istanze per classi dovranno riguardare soggetti ben determinati, per un preciso arco temporale e indicando le finalità delle informazioni. In questo modo, l’amministrazione finanziaria potrà richiedere elementi sia in relazione a singoli soggetti che a una pluralità di contribuenti caratterizzati solo per comportamenti.

Ricevuta la richiesta, la tax authority elvetica dovrà fare tutto quanto consentito dalla propria legge domestica per recuperare i dati e trasmetterli all’Italia (che, se interpellata, dovrà fare altrettanto), senza che nessun intermediario finanziario possa opporre vincoli di riservatezza. Oltre al crollo del segreto bancario, viene anche ampliata la base giuridica per la cooperazione tra le amministrazioni dei due paesi: mentre la convenzione del 1976 limitava la collaborazione alle sole informazioni necessarie per l’applicazione delle norme convenzionali, d’ora in poi lo scambio potrà riguardare anche l’applicazione delle norme tributarie domestiche, per imposte di qualsiasi natura o denominazione (per esempio l’imprenditore che attraverso il «nero» depositato in Svizzera ha evaso le tasse in Italia).

Valerio Stroppa 

 

 

 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Un voluminoso dossier, quasi 100 pagine, per l’offerta sull’88% di Aspi. Il documento verrà ana...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La ripresa dell’economia americana è così vigorosa che resuscita una paura quasi dimenticata: l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora prima che l’offerta di Cdp e dei fondi per l’88% di Autostrade per l’Italia arrivi sul ...

Oggi sulla stampa