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Rogatoria delle Entrate sui correntisti Ubs

L’agenzia delle Entrate bussa alle porte del colosso svizzero Ubs per ottenere i nomi dei clienti italiani che hanno depositato i loro soldi nella banca tra il 2015 e il 2016. Una richiesta di assistenza amministrativa è stata inviata nel dicembre dello scorso anno alle autorità elvetiche, che ne hanno dato comunicazione pubblica soltanto martedì sul Foglio federale, la Gazzetta ufficiale della confederazione. Ma Ubs non sarebbe l’unico istituto di credito nel mirino del Fisco italiano. Un’analoga richiesta sarebbe stata inviata in Svizzera anche per un’altra decina di banche, con l’obiettivo di conoscere i nominativi dei clienti che hanno portato i loro capitali oltrefrontiera negli anni passati.

Ubs ha già trovato un accordo con l’agenzia delle Entrate per mettere fine al contenzioso fiscale impegnandosi a versare 111,5 milioni di euro mentre proseguono le trattative con la Procura di Milano per arrivare a un patteggiamento sul fronte penale. Altre 219 banche di vari Paesi sono finite nel radar del Fisco e molte stanno trattando il pagamento di una somma per porre fine al contenzioso.

L’agenzia delle Entrate ha chiesto informazioni sui clienti di Ubs in Svizzera tra il 23 febbraio 2015 e il 31 dicembre 2016. I contribuenti sui quali il fisco ha puntato l’attenzione sono quelli che rispondono a quattro criteri: erano titolari di uno o più conti presso Ubs Switzerland AG; erano domiciliati in Italia; avevano ricevuto una comunicazione nella quale Ubs annunciava la chiusura forzata del conto se non fosse stato fornito il modulo «Tassazione dei redditi da risparmio Ue – Autorizzazione alla divulgazione volontaria» o un’altra prova della conformità fiscale del conto acceso; nonostante l’invio di questa lettera non hanno fornito a Ubs prove sufficienti sulla conformità fiscale del conto. Sono invece esclusi i conti già divulgati nel quadro degli accordi tra Svizzera e Ue o nell’ambito dello scambio automatico e quelli per i quali è stata fornita a Ubs un’autorizzazione nell’ambito della voluntary disclosure.

I titolari dei conti hanno 20 giorni di tempo a partire da ieri per comunicare all’Amministrazione federale delle contribuzioni svizzera il loro indirizzo attuale, se risiedono nella Confederazione, o per designare un rappresentante autorizzato a ricevere le notificazioni in Svizzera, se risiedono all’estero.

Questo però è solo il primo atto di un lungo iter che può durare anche un anno se il cliente si opporrà alla comunicazione dei propri dati. Tra ricorsi all’Amministrazione federale prima e al Tribunale federale poi possono passare molti mesi prima che le autorità elvetiche decidano se consegnare o meno all’Italia i nomi dei clienti di Ubs.

È vero che nei giorni scorsi il Tribunale federale svizzero ha spianato la strada alla comunicazione delle liste di clienti del colosso bancario elvetico richieste dalla Francia ma, come sottolinea Paolo Bernasconi, avvocato a Lugano ed esperto di legislazione bancaria e fiscale, «lo ha fatto soltanto sulla base degli argomenti portati avanti dalla banca. Ora si dovranno esaminare le argomentazioni dei singoli clienti. E questo varrà anche per l’Italia». Nel frattempo è sempre possibile un accordo con il Fisco.

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