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Rocca: impresa e riforme per la crescita

«Sarà un successo, nonostante tutto». 
Il cuore del ragionamento di Gianfelice Rocca è in fondo qui. In una professione di ottimismo “ragionato”, nello specifico legata all’Expo ma che più in generale si estende alla capacità del paese di ritrovare competitività e crescita.
Nonostante tutto. Perché Rocca, alla sua seconda assemblea annuale davanti agli imprenditori di Assolombarda, non nasconde i tanti problemi e ostacoli che ancora affliggono l’Italia: dal fisco alla burocrazia, dalla debolezza del mercato interno alla corruzione, dal malfunzionamento delle autonomie locali alle lentezze della giustizia.
L’ottimismo del presidente di Assolombarda, la sensazione che questa possa essere la volta buona per le riforme viene anzitutto dal risultato elettorale, con gli italiani che tra «disperazione e azione hanno scelto con il voto la seconda strada». Un recupero possibile tenendoci sempre agganciati all’Europa, in cui «se facciamo i compiti possiamo restare a testa alta».
Già, i compiti.
Perché la strada da fare resta lunga, e lo slogan che Rocca lancia in assemblea, «riprendiamo in mano il nostro destino», conferma la necessità di invertire un trend di declino che ha visto il paese veder crescere di 40 punti il costo del lavoro unitario rispetto alla Germania, sperperando in maggiore spesa corrente ogni beneficio legato all’ingresso nell’euro. Per liberare le risorse di cui il paese dispone – spiega – servono dunque riforme, a partire da una profonda riorganizzazione dello Stato che punti sul decentramento “responsabile”: poche attività gestite centralmente (energia, infrastrutture) e molte competenze decentrate, attivando però controlli preventivi ed eventuali commissariamenti per regioni e comuni che «sgarrano», anche alla luce dell’uso «indecoroso» fatto da alcune realtà della propria autonomia. Sulla riforma del Titolo V, dunque, «si gioca la sfida più importante», con l’auspicio di guardare al modello tedesco basato sui Länder e forti città metropolitane più che sullo schema francese. Altri tasselli necessari sono cambiamenti nel mercato del lavoro valorizzando la contrattazione aziendale e i salari di produttività; la riforma della burocrazia, con la produzione di leggi semplici e chiare; la delega fiscale, con la necessità di semplificare e ridurre gli oneri smantellando «quel museo degli orrori cui sono sottoposte le imprese». Ma ripresa non vi sarà senza aver prima riportato l’azienda al centro delle politiche, perché «senza le imprese, senza gli animal spirits degli imprenditori, non si va da nessuna parte». E qui occorre il contributo di tutti, «non si può guardare Renzi dall’esterno per vedere se ce la fa, noi siamo parte del problema e della soluzione». Il metodo proposto è quello di riforme dall’alto e altre “dalla base”, ad esempio attraverso i 50 progetti avviati da Assolombarda per rilanciare la competitività del sistema attraverso la ricerca, l’internazionalizzazione, il miglioramento del sistema del credito e dei pagamenti. «E a breve – aggiunge Rocca in conferenza stampa – apriremo anche uno sportello per aiutare le imprese a combattere la corruzione». Che non danneggia solo le imprese ma come ricorda il sottosegretario Graziano Delrio, è forse alla base della sconfitta italiana per Cortina 2019, decisione presa proprio nel bel mezzo della nuova bufera sul Mose.
Anche Rocca, come Squinzi, ribadisce che «i disonesti devono essere scacciati dalle nostre file, perché chi corrompe rovina la vita di imprese e famiglie, per le quali invece legalità vuol dire sviluppo». L’Expo, che continua a rappresentare per il paese un’occasione straordinaria, sarà comunque un successo, nonostante «la crescente incapacità dello Stato e delle procedure pubbliche di realizzare grandi infrastrutture rispettando tempi e programmi».
Rocca chiede una rivoluzione etica, oltre che uno snellimento delle regole, e di fronte al dilemma “fuori Maltauro-avanti con l’Expo”, chiede di dare comunque priorità alla conclusione dei lavori.
Ottimista sull’Expo, così come sulle prospettive del territorio è anche il sindaco di Milano Pisapia, secondo cui gli ultimi dati del Pil lombardo offrono indicazioni positive. «Ora la priorità – ha aggiunto – è dimostrare che non siamo un popolo di corrotti, imbroglioni e millantatori e che pochi malfattori non possono cancellare e annullare l’impegno dei molti che si impegnano quotidianamente».
Segnali di ripresa sono visibili anche per il Governatore Roberto Maroni che invita il Governo a supportare la Regione nelle politiche di rilancio. «Chiederò al Governo – spiega Maroni – di intervenire sul patto di stabilità perché i sindaci lombardi hanno 8 miliardi di euro in cassa che potrebbero diventare una leva straordinaria per l’economia». Ma il clima generale, a dispetto dei problemi, resta improntato ad un cauto ottimismo. Nonostante tutto.
Gli ultimi dati – spiega Rocca – indicano i primi segnali di ripresa e questo apre una finestra di opportunità, che si innesta su una «grande voglia di fare nel Paese».
Che in sintesi, significa riprendersi in mano il proprio destino.
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