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Robinhood fa pace con la Borsa l’app si quoterà a Wall Street

È tornato Robinhood. Quando si scrive tutto attaccato non è l’eroe della foresta di Nottingham, è la app per acquistare e vendere titoli in Borsa. Dopo avere sfidato l’establishment di Wall Street, presentandosi come l’outsider per eccellenza, Robinhood finisce per quotarsi anche lei a Wall Street. Ieri ha completato le procedure per la sua prima introduzione sul listino, e le valutazioni sono generose: si stima che potrà valere dai 12 ai 20 miliardi di dollari. Eppure sembrava quasi sull’orlo del default, nelle settimane frenetiche in cui la sua notorietà salì alle stelle. Fu a gennaio che Robinhood balzò all’attenzione dei media e del Congresso. Questa app che facilita le transazioni in Borsa, con zero commissioni, è nata a Menlo Park nella Silicon Valley californiana otto anni fa, ma è dall’anno scorso che ha conosciuto un boom negli affari. Si dice che fosse dovuto a tre fattori congiunti: la bolla speculativa dei titoli tecnologici, l’afflusso di denaro nelle tasche di tanti americani grazie alle manovre anti-recessione e il tempo libero per i giovani segregati in casa a fare smart working durante i lockdown. Il collante “ideologico” è stata la nascita di chatroom e nuovi gruppi sui social media, specializzati nel passarsi “dritte” sugli investimenti, creando vere ondate di frenesia collettiva, un meccanismo tipico delle febbri speculative. Questi giovani investitori cercavano una piattaforma facile da usare, gratuita, e possibilmente con un tocco di cultura alternativa rispetto ai poteri forti di Wall Street. La trovarono in Robinhood, appunto, e nacquero così episodi come il boom delle azioni GameStop a gennaio. Uno dei giochi favoriti per la giovane massa di investitori era puntare su titoli che i poteri forti della finanza come i fondi hedge spingevano verso prezzi minimi con speculazioni ribassiste. Il potere delle folle fu tale da mettere in difficoltà grandi fondi, costretti a ricoprirsi dopo che il mercato si era rivoltato contro di loro. L’enorme successo creò però una difficoltà improvvisa a Robinhood. Il volume di transazioni sulla piattaforma era esploso e le società che fungono da “camere di compensazione” sui mercati finanziari cominciarono a temere che Robinhood non fosse un intermediario abbastanza solido. Arrivarono dunque le richieste di garanzie in capitali. Il fondatore della app, Vlad Tenev, dovette raccogliere in pochi giorni 3,4 miliardi di capitali. Ma i suoi partner originari non si fecero pregare, a riprova di quanta fiducia ci sia nel futuro di Fintech, cioè il matrimonio tra finanza e tecnologia. Dopo aver superato il test, Robinhood vuole mantenere la promessa di quotarsi in Borsa entro il secondo trimestre. La frenesia di gennaio si è placata, però quell’episodio ha esaltato la notorietà di Robinhood e gli acquirenti non dovrebbero mancare. Nel frattempo sul ruolo di queste app che diffondono la speculazione in Borsa tra le masse si è aperto un dibattito critico che ha coinvolto la Banca centrale, il governo e il Congresso. È interessante il parallelismo con quanto sta avvenendo in Cina, dove il governo e le autorità bancarie stanno operando un pesante giro di vite contro il settore Fintech. Tra le vittime di questa svolta in Cina c’è la società Ant del gruppo Alibaba, che gestisce la app dei pagamenti digitali Alipay. Ant era diventata una banca parallela, specializzata nel microcredito, ma Pechino la sta costringendo a ridimensionarsi: tra i mezzi usati per contenerla, c’è l’applicazione delle stesse regole di capitale in vigore per la grandi banche di deposito.
In America la frenesia per le startup Fintech e di altri settori limitrofi ha contribuito ad un primo trimestre da record nei collocamenti di Borsa: 126 miliardi di dollari sono già stati raccolti dalle matricole. Tra queste le più note sono Airbnb (affitta alloggi), DoorDash (consegne alimentari a domicilio) e Bumble (app per incontrare l’anima gemella). Nelle prossime settimane dovrebbe sbarcare in Borsa un peso massimo, la piattaforme per criptovallute Coinbase, valutata fino a 100 miliardi di dollari.
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