Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Robin tax al muro

La Robin tax è illegittima, ma solo per il futuro. L’addizionale Ires del 6,5% applicabile ai settori petrolifero e dell’energia viola i principi di uguaglianza e di capacità contributiva, sanciti rispettivamente dagli articoli 3 e 53 della Costituzione. La Corte costituzionale con la sentenza n. 10/2015 di ieri, boccia il prelievo extra sui profitti delle società energetiche introdotto dal dl n. 112/2008 «sotto il profilo della ragionevolezza e della proporzionalità, per incongruità dei mezzi approntati dal legislatore rispetto allo scopo, in sé e per sé legittimo, perseguito». I giudici delle leggi hanno però salvato i rapporti esauriti: l’erario non dovrà quindi rimborsare la Robin tax già pagata dalle imprese in questi anni. Ciò in quanto «l’applicazione retroattiva della presente declaratoria di illegittimità costituzionale determinerebbe anzitutto una grave violazione dell’equilibrio di bilancio ai sensi dell’art. 81 Cost.», si legge nella sentenza redatta dal giudice Marta Cartabia. La decisione avrà quindi effetto solo a partire dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione in G.U. Ciò non toglie che il governo dovrà comunque provvedere a coprire il gettito che verrà a mancare a seguito del ko della Robin tax, che potrebbe valere fino a un miliardo di euro all’anno. La vicenda era finita sul tavolo della Consulta a seguito del rinvio operato dalla Ctp Reggio Emilia (si veda ItaliaOggi del 5 aprile 2011). Una rete di distributori di benzina, dopo essersi vista negare dall’Agenzia delle entrate il rimborso di quanto prudenzialmente versato a titolo di addizionale, aveva avviato il contenzioso poi sfociato davanti ai giudici costituzionali. La Corte evidenzia che la previsione di un fisco più pesante su alcune tipologie di contribuenti e/o di redditi può essere ammessa, anche in maniera permanente (si pensi al prelievo extra sulle stock options nel settore finanziario o alle aliquote Irap speciali per banche e assicurazioni, entrambe giudicate legittime dalla Consulta). Nel caso in esame, però, con l’art. 81, commi 16-18 del dl n. 112/2008 il legislatore è andato a colpire l’intero reddito dell’impresa e non solo i presunti extra-profitti, «mancando del tutto la predisposizione di un meccanismo che consenta di tassare separatamente e più severamente solo l’eventuale parte di reddito suppletivo connessa alla posizione privilegiata dell’attività esercitata dal contribuente al permanere di una data congiuntura», spiega la sentenza. Più che di «addizionale», infatti, si deve parlare di una «maggiorazione di aliquota», che peraltro è stata prevista «in maniera strutturale, senza limiti di tempo». A ciò si deve aggiungere il fatto che «il divieto di traslazione degli oneri sui prezzi al consumo risulta difficilmente assoggettabile a controlli efficaci, atti a garantire che non sia eluso». Da qui la dichiarazione di illegittimità costituzionale della norma impugnata. «La sentenza ha un rilievo storico laddove stabilisce la non applicazione retroattiva. Ciò perché prima non era in Costituzione il principio dell’equilibrio di bilancio. Alla faccia di quelli che dicevano che il nuovo articolo 81 della Costituzione non cambiava niente», commenta il viceministro all’Economia Enrico Morando.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Segnali contrastanti sul fronte Atlantia-Cdp. L’opinione prevalente è che la cordata coagulata in...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non si tratta solo di scegliere una nuova data a partire dalla quale si potrà di nuovo licenziare. ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La proroga del Temporary Framework europeo (il Quadro temporaneo sugli aiuti di Stato) consentirebbe...

Oggi sulla stampa