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Rizzoli Ortopedia a rischio fallimento

Ha fatto scuola in tutto il mondo nella realizzazione di protesi ortopediche e ora è a un passo dalla chiusura non perché non ha più prodotti all’avanguardia o mercati interessati, ma perché non ha più liquidità neppure per l’attività ordinaria. Il caso della Rizzoli Ortopedia Spa di Budrio, nel distretto bolognese delle protesi, è l’emblema di come i ritardati pagamenti della Pa – in questo caso 15 milioni non liquidati dalle Ausl, principalmente del Sud Italia, risalenti anche al 2006 – possano uccidere un’eccellenza nazionale, se abbinati all’arsenico del credit crunch bancario.
Lo scorso ottobre l’azienda bolognese aveva presentato la richiesta di concordato preventivo in tribunale; il 24 gennaio di quest’anno è stata firmata l’istanza di fallimento e manca solo un mese e mezzo prima del 31 marzo, deadline dell’esercizio provvisorio per trovare un acquirente o un partner finanziario. Si tratta della stessa azienda che fino a due anni addietro faceva notizia per investire oltre il 10% del fatturato in R&S, che aveva sviluppato il ginocchio bionico e progetti di ricerca in team con i migliori centri di robotica internazionale, con un fatturato sempre in crescita tra 2007 e 2011 (da 21 a 24 milioni di euro), 180 addetti in 20 filiali sul territorio italiano e nove negozi specializzati in ausilii alla mobilità.
L’allarme lo aveva già lanciato dalle pagine di questo giornale, nel marzo scorso, l’allora amministratore delegato Paolo Guerra, preoccupato perché «i tempi di pagamento da parte del sistema sanitario si stanno allungando in media a 14-15 mesi con punte di oltre quattro anni nel Sud Italia. E il meccanismo di triangolazione con le banche si è interrotto, gli anticipi bancari ci sono stati completamente bloccati».
La situazione non è certo migliorata con l’entrata in vigore, lo scorso gennaio, della direttiva Ue sui tempi di pagamento. Il curatore fallimentare Marco Zanzi conferma che Rizzoli Ortopedia – nata come costola dell’Istituto ortopedico Rizzoli nel 1896 e privatizzata allo scoccare del primo secolo di vita – vanta crediti pregressi per 15 milioni di euro, una decina solo dalle aziende sanitarie di Campania, Lazio e Calabria, tutti risalenti a prima del 2008. E quando le Ausl finalmente pagano – con scadenze dieci volte superiori a quelle comunitarie – non versano comunque un euro di interessi. «Il 25 avremo un nuovo incontro in provincia con l’obiettivo di chiarire il quadro debitorio e creditizio», anticipa il funzionario Filcams Cgil Lorenza Giuriolo, reduce ieri pomeriggio da un incontro con Zanzi e i 50 addetti della sede centrale in Cigs, che aspettano ancora gli ultimi due mesi di stipendio.
L’attività produttiva di Budrio in realtà non si è mai fermata, seppur limitata alla sopravvivenza e non allo sviluppo dei diversi contratti portati a casa worldwide. Il curatore è al lavoro per cercare di riattivare i canali bancari, con la speranza non certo di incassare in tempi brevi i 15 milioni di gli insoluti ma di ufficializzare quelle che per ora sono solo voci di potenziali acquirenti interessati.

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