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Rivoluzione europea sui fallimenti bancari ecco cosa cambierà

ROMA.
Con l’ultima crisi finanziaria abbiamo imparato tutto sul bail-out, il salvataggio degli istituti di credito effettuato dagli Stati, ma con la nuova normativa europea sulla gestione delle crisi bancarie arriva una possibilità ancora più temibile perché va a colpire direttamente le tasche di correntisti e risparmiatori, il bail-in. Significa che, prima di attivare le risorse pubbliche, dovranno partecipare al salvataggio della banca azionisti, obbligazionisti e correntisti, per la parte dei depositi che va oltre i 100.000 euro. Con una barriera che rassicura in parte: in nessun caso azionisti e creditori potranno subire perdite maggiori di quelle che sopporterebbero in caso di liquidazione della banca secondo le procedure ordinarie. «Il bail-in sarà l’eccezione estrema, non certamente la regola», ha detto il presidente dell’Abi Antonio Patuelli. Però gli utenti bancari stanno cominciando a preoccuparsi, tant’è che la stessa Associazione Bancaria all’inizio di questa settimana ha avviato un “censimento” delle attività informative in materia.
COSA PREVEDE E CHE TEMPI HA LA NUOVA NORMATIVA?
La Bank Recovery and Resolution Directive è una direttiva Ue che introduce in tutti i Paesi europei regole armonizzate per prevenire e gestire le crisi delle banche e delle imprese europee. La normativa entra in vigore in tutta l’Europa il 1° gennaio 2016. Dopo il parere favorevole emesso ieri dalla commissione Finanze del Senato, pur con qualche osservazione, al decreto legislativo, si prevede il via libera del legislatore nel giro di una settimana.
QUANDO È PREVISTO IL BAIL-IN?
Se una banca è in dissesto o a rischio di dissesto, innanzitutto si prevede che le autorità di risoluzione possano vendere una parte dell’attività a un acquirente privato, o costituire una bridge bank alla quale trasferire momentaneamente le funzioni più importanti in vista di una vendita, oppure trasferire tutte le attività deteriorate a un veicolo che ne gestisca la liquidazione in tempi ragionevoli ( bad bank). Solo se questi interventi non sono risolutivi si può passare al bail-in.
TUTTI I CORRENTISTI RISCHIANO IL BAIL-IN?
No, la legge esclude i depositi di importo fino a 100.000 euro, le obbligazioni garantite, il contenuto delle cassette di sicurezza o i titoli “detenuti in un conto apposito”, le passività interbancarie con durata inferiore a 7 giorni, i debiti verso i dipendenti, i debiti commerciali e quelli fiscali purché privilegiati dalla normativa fallimentare.
C’È UNA GRADUATORIA DEL RI-SCHIO?
Si parte dagli azionisti della banca, poi ci sono i detentori di altri titoli di capitale (obbligazioni non garantite), e infine si arriva alla parte dei depositi che eccede i 100.000 euro. Però si tutelano maggiormente i depositi delle persone fisiche e delle piccole e medie imprese.
IL BAIL-IN SI APPLICA ANCHE AI BOND BANCARI GIÀ EMESSI?
Sì, e secondo un’analisi di Standard & Poor’s, «questo aspetto potrebbe danneggiare i diritti dei clienti delle banche in caso di crisi, per effetto del grande ammontare di bond bancari non garantiti nei portafogli dei risparmiatori italiani», che l’agenzia di rating statunitense stima valgano 270 miliardi di euro. Per mitigare questo scenario, i gruppi parlamentari sembrano orientati a rinviare al 2019 la “depositor preference estesa”, che include nel conteggio delle passività bancarie alcune classi di investimento come le obbligazioni già emesse e i depositi superiori ai 100mila euro intestati a grandi imprese o ad altre banche. Così andranno virtualmente in scadenza buona parte dei vecchi bond collocati ai risparmiatori italiani (le scadenze medie sono poco sotto i tre anni).
I BOND BANCARI SONO A RISCHIO ANCHE ALL’INTERNO DI FONDI D’IN-VESTIMENTO, FONDI PENSIONE O POLIZZE ASSICURATIVE?
No, in quel caso costituiscono una parte del prodotto d’investimento e sono garantiti anche nel caso in cui li gestisca una banca in procedura di risoluzione.
I BOND BANCARI SARANNO ANCORA UNO STRUMENTO SICURO PER I RI-SPARMIATORI?
E’ indubbio che da gennaio i bond bancari diventeranno una tipologia di investimento più rischiosa. Lo si vede già dall’aumento dei loro rendimenti, in corso sul mercato in questi mesi. Molti operatori ritengono che i nuovi bond bancari emessi dal prossimo anno non saranno più compatibili nemmeno con il profilo della normativa Mifid, che disciplina i limiti di rischio, indicando quelli adatti per il risparmiatore medio.
MA LE BANCHE ITALIANE SONO AB-BASTANZA SOLIDE PER AFFRONTA-RE LA NUOVA DIRETTIVA?
Le 13 maggiori banche del Paese, secondo un’elaborazione di Prometeia sui bilanci al 30 giugno, dispongono di fondi propri pari a 184 miliardi di euro, una somma che supera, seppur di poco, l’8% minimo delle passività che la direttiva sul bail-in prevede di far pagare – in caso di crisi bancaria – a soci, obbligazionisti e grandi depositanti prima di consentire al Fondo di tutela sui depositi di intervenire.
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